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Istat | Rapporto annuale 2024 190 Al Centro-Nord la situazione è complessivamente migliore. Nelle città, la carenza di risorse è infatti più bassa rispetto alla media nazionale. Anche in queste aree del Paese, però, si notano diseguaglianze a seconda del grado di urbanizzazione. Le Zone rurali del Nord-o- vest e del Nord-est, compresa l’area appenninica dell’Emilia-Romagna, sono penalizzate. Fa eccezione il Friuli-Venezia Giulia, dove, sempre rispetto alla media nazionale, si osserva una bassa carenza di risorse in tutto il territorio regionale, indipendentemente dal grado di urbanizzazione dei Comuni. I territori che presentano valori più bassi dell’indice e, quindi, una migliore dotazione di risorse sono tutte le città della Toscana, e, nel Sud, l’Aquila e le due città della Basilicata, già menzionate. L ’analisi congiunta della distribuzione territoriale degli indici di carenza delle risorse e di diffi coltà negli esiti (Figura 4.18) fa emergere un livello moderato di correlazione positiva tra i due fenomeni (indice di correlazione 0,50). Si tratta di un risultato che non sorprende, se si pensa a quanti fattori, non solo individuali, ma anche riconducibili alla comunità educante di riferimento, intervengono a mediare la relazione tra risorse disponibili ed esiti individuali. Considerando congiuntamente le risorse e gli esiti, è possibile individuare quattro combi- nazioni di defi cit e vantaggio relativo. Defi cit in termini di risorse e di esiti: questa situazione riguarda tutte le tipologie di comune in Sicilia, Puglia e Campania, e molte Zone rurali del Centro-Nord (Lazio, Liguria, Emilia-Ro- magna) e del Mezzogiorno (Sardegna e Calabria). A questo gruppo appartengono anche i Sobborghi della Calabria, le città del Friuli-Venezia Giulia e i Sobborghi della Basilicata, seppure con valori molto vicini alla media nazionale. Una situazione migliore della media sia per risorse sia per gli esiti, in cui ricadono la maggior parte delle città del Centro-Nord (fanno eccezione quelle del Piemonte, Liguria e Toscana per gli esiti, e le città del Lazio per le risorse) e, nel Mezzogiorno, le città di Abruzzo, Basilicata e Molise. L’unica area rurale presente è quella del Friuli-Venezia Giulia. Dotazione relativamente vantaggiosa di risorse, Figura 4.18 Diagramma a dispersione dell’indice composito per la carenza di risorse (asse x) e dell’indice composito per la diffi coltà negli esiti (asse y) PIE_C PIE_SPIE_SPIE_S PIE_R PIE LOM_C LOM_S LOM_R LOMLOMLOMLOMLOMLOMLOM VEN_CVEN_CVEN_CVEN_C VEN_SVEN_SVEN_S VEN_RVEN_RVEN FVG_CFVG_CFVG_C FVG_SFVG_SFVG_SFVG_SFVG_SFVG_SFVG_S FVG_RFVG_RFVG_RFVG_RFVG_RFVG_RLOM_CFVG_RLOM_C FVGFVGFVGFVGFVGFVGFVG_SFVGFVG_SFVG_SFVGFVG_SFVG_SFVGFVG_SFVG_SFVGFVG_S LIG_CLIG_CLIG_C LIG_SLIG_SLIG_SLIG_S LIG_R LIGLIGLIGLIG_CLIGLIG_CLIG_CLIGLIG_CLIG_CLIGLIG_C EMR_CEMR_CEMR_CEMR_CEMR_C EMR_SEMR_SEMR_SEMR_SEMR_SEMR_S EMR_REMR_REMR_R EMREMREMR_SEMREMR_STOS_C TOS_STOS_S TOS_R LOM_S TOS_R LOM_S TOSTOSTOSTOS UMB_C UMB_SUMB_SUMB_SUMB_SUMB_SUMB_S UMB_RUMB_RUMBMAR_CMAR_CMAR_CMAR_CUMB_SMAR_CUMB_SUMB_SMAR_CUMB_SMAR_SMAR_SMAR_SMAR_SMAR_SMAR_SUMB_SMAR_SUMB_SUMB_SMAR_SUMB_SUMB_SMAR_SUMB_SUMB_SMAR_SUMB_SUMB_SMAR_SUMB_S MAR_RMAR_RMAR_RVEN_CMAR_RVEN_CVEN_CMAR_RVEN_C MARMARMARVEN_SMARVEN_S LAZ_CLAZ_CUMB_RLAZ_CUMB_RUMB_RLAZ_CUMB_R LAZ_SLAZ_SLAZ_SFVG_RLAZ_SFVG_R LAZ_RLOM_RLAZ_RLOM_R LAZABR_CABR_CABR_C ABR_SLOM_CABR_SLOM_CLOM_CABR_SLOM_CLOM_CABR_SLOM_CFVG_RABR_SFVG_RFVG_RABR_SFVG_RFVG_RABR_SFVG_RFVG_RABR_SFVG_RFVG_RABR_SFVG_RFVG_RABR_SFVG_RFVG_RABR_SFVG_RFVG_RABR_SFVG_RLOM_CFVG_RLOM_CABR_SLOM_CFVG_RLOM_CLOM_CFVG_RLOM_CABR_SLOM_CFVG_RLOM_CLOM_CFVG_RLOM_CABR_SLOM_CFVG_RLOM_CFVG_RLAZ_SFVG_RABR_SFVG_RLAZ_SFVG_R ABR_RABR_RABR_R ABRABRABRABRLAZ_SABRLAZ_SLAZ_SABRLAZ_SLAZ_SABRLAZ_SFVG_RLAZ_SFVG_RABRFVG_RLAZ_SFVG_RABR_SABRABR_SABR_SABRABR_SLOM_CABR_SLOM_CABRLOM_CABR_SLOM_CFVG_RABR_SFVG_RABRFVG_RABR_SFVG_RFVG_RABR_SFVG_RABRFVG_RABR_SFVG_RLOM_CFVG_RLOM_CABR_SLOM_CFVG_RLOM_CABRLOM_CFVG_RLOM_CABR_SLOM_CFVG_RLOM_C LAZ_S ABR_S LAZ_SABRLAZ_S ABR_S LAZ_SFVG_RLAZ_SFVG_RABR_SFVG_RLAZ_SFVG_RABRFVG_RLAZ_SFVG_RABR_SFVG_RLAZ_SFVG_R MOL_CMOL_C MOL_SLAZMOL_SLAZ MOL_R MOLMAR_RMOLMAR_RVEN_CMAR_RVEN_CMOLVEN_CMAR_RVEN_C CAM_C CAM_S CAM_R CAMCAM PUG_CPUG_C PUG_SPUG_SPUG_SPUG_SLAZ_RPUG_SLAZ_R PUG_RPUG_RPUG_RPUG_R PUGPUGPUGPUGPUGPUG BAS_CBAS_CABR_CBAS_CABR_C BAS_SPIE_RBAS_SPIE_R LOM_RBAS_SLOM_RLAZ_RBAS_SLAZ_RLOM_RLAZ_RLOM_RBAS_SLOM_RLAZ_RLOM_R BAS_RBAS_RBASCAL_CCAL_CBASCAL_CBAS CAL_S CAL_RCAL_R CAL SIC_CSIC_CCAM_CSIC_CCAM_C SIC_SSIC_SSIC_SSIC_SSIC_SSIC_S SIC_RSICSICSICSIC_SSICSIC_SSIC_SSICSIC_SSIC_SSICSIC_S SAR_CSAR_C SAR_S SAR_RSAR_R SARSAR 80 85 90 95 100 105 110 115 120 125 130 85 90 95 100 105 110 115 Esiti Risorse Fonte: Istat, Elaborazioni multi fonte 4. L'Italia dei territori: sfide e potenzialità 191 ma esiti peggiori della media: sono in questa condizione le città del Piemonte, della Liguria e della Toscana, e città e Sobborghi urbani della Sardegna. Leggermente deficitari negli esiti sono pure i Sobborghi di Toscana, Emilia-Romagna e Liguria. Carenza di risorse ma esiti migliori della media: vi rientrano molte aree rurali, le città del Lazio, della Calabria e della Puglia, e i Sobborghi della Lombardia. I risultati di questo primo esercizio esplorativo, limitato a un sottoinsieme di indicatori, rive - lano un’articolazione territoriale complessa di alcuni fattori di rischio della povertà educativa e della loro interazione, che richiederà ulteriori analisi per essere correttamente interpretata; attività questa che, nei prossimi mesi, continuerà a giovarsi degli studi metodologici condotti nell’ambito della Commissione. 4.3 LA COESIONE: DIVARI, OPPORTUNITÀ, FRAGILITÀ L ’ampiezza del divario economico tra i territori si descrive proponendo una rappresentazio - ne sintetica della loro forza economica. Di seguito, si considerano le politiche di coesione e la convergenza a confronto con le altre aree dell’Ue27. Vengono approfonditi, inoltre, alcuni segnali di vitalità e di innovazione con riferimento ai settori agricolo e culturale-creativo, e si presenta una mappa delle fragilità territoriali basata su un indicatore composito ad hoc. L ’analisi evidenzia come – in venti anni segnati da condizioni difficili per l’Italia – gli squilibri importanti che caratterizzano il Paese dal punto di vista economico siano rimasti relativa - mente stabili, anche se emergono differenze rilevanti all’interno delle singole ripartizioni geografiche e per le singole dimensioni considerate, che da un lato rimandano alla possibi - lità di politiche mirate e, dall’altro, mostrano come anche nelle aree economicamente meno avanzate vi siano segnali di cambiamento non trascurabili. 4.3.1 La forza economica dei territori Il Pil pro capite è un riferimento primario per la disamina delle differenze economiche territo - riali. In Italia, per effetto della grande recessione, nel 2023 esso era ancora lievemente inferio- re rispetto al livello raggiunto nel 2007, e circa 3 punti percentuali più basso rispetto a quello del 2000 (sulla crescita economica italiana). In un quadro comune difficile, caratterizzato prima dalla più lunga crisi dall’Unità, e poi da un episodio breve, ma profondo nel 2020, che ha colpito selettivamente le attività, penalizzando in particolare il settore turistico, gli andamenti sul territorio mostrano come nel periodo consi- derato si sia prodotto un lieve rafforzamento delle disparità già molto ampie esistenti tra Nord e Sud, e uno scivolamento del Centro; queste differenze, con poche eccezioni, sono presenti anche a un livello territoriale più fine (Figura 4.19). Nelle ripartizioni, per le quali i dati sono disponibili fino al 2022, il livello del 2007 è pienamente recuperato solo nel Nord, mentre resta inferiore per 8,7 punti percentuali nel Centro, 7,3 nelle Isole e 3,4 a Sud. Nel Centro e nelle Isole, inoltre, nel 2022 il Pil pro capite rimane sensibil - mente più basso rispetto a inizio millennio. Il Mezzogiorno nel suo insieme ha quindi perso leggermente terreno sia in termini relativi sia assoluti, e oggi come ieri presenta livelli di Pil pari a poco più della metà rispetto al Nord; un andamento ancora peggiore è quello del Centro, partendo però da una condizione decisamente più avanzata. Istat | Rapporto annuale 2024 192 La forza economica dei territori, intesa come capacità di produrre ricchezza, può essere rap- presentata ricorrendo ad alcuni indicatori sulle caratteristiche delle attività economiche, tra i quali la presenza di imprese, la loro scala dimensionale e l’occupazione generata, la specializ- zazione settoriale, il livello di produttività e la solidità delle attività rispetto agli shock avversi. Di seguito, a fi ni puramente illustrativi si propone un indicatore sperimentale di sintesi a livello provinciale, che considera congiuntamente queste dimensioni in termini relativi27. La quota di province in ciascuna ripartizione che si collocano sopra o sotto la media nazionale per ciascuno degli indicatori permette di valutare singolarmente le componenti dell’indice sintetico (Figure 4.20 e 4.21). La densità di impresa in rapporto alla popolazione è un indicatore di vivacità economica che può al tempo stesso segnalare la frammentarietà del sistema produttivo e, perciò, andrebbe considerata congiuntamente con le caratteristiche dimensionali e settoriali delle unità produt- tive (come fatto in parte attraverso l’indicatore sintetico). Malgrado queste limitazioni, si pos- sono apprezzare differenze territoriali ampie associabili alla profondità del tessuto imprendi- toriale. Infatti, mentre in Italia nel 2021 si rilevano 75,7 imprese attive ogni mille abitanti, questa soglia è superata dal 12,5 per cento delle province del Sud e il 7,1 per cento di quelle delle Isole, mentre nel Nord-ovest è quasi la metà, i due terzi nel Nord-est e i tre quarti nel Centro. I divari territoriali risultano ancora più ampi per gli addetti delle Unità locali (UL). L ’indicatore relativo agli addetti ogni mille residenti in età di lavoro esprime la capacità di impiego delle risorse umane nel territorio. La quasi totalità delle province del Nord-est (95,5 per cento), tre su quattro nel Nord-ovest (76 per cento) e due terzi di quelle centrali (63,6 per cento) presen- tano valori superiori alla media nazionale (495 addetti ogni 1000 residenti in età 20-65 anni). 27 Gli indicatori elementari utilizzati sono la densità di imprese in rapporto alla popolazione (per mille residenti), gli addetti occupati in rapporto alla popolazione in età di lavoro, la quota di addetti impiegati in microimprese e la quota di addetti delle unità locali dei servizi a elevata tecnologia, il valore aggiunto per addetto (produttività apparente del lavoro), la quota di unità locali economicamente solide. Queste ultime sono defi nite sulla base della capacità di generare reddito ed essere competitive (cfr. Glossario). Per un’analisi del sistema delle impre- se a livello provinciale, cfr. Istat, 2021. Figura 4.19 Pil pro capite per ripartizione geografi ca: andamento reale (sinistra), livelli rispetto alla media nazionale (centro), e quote di province e popolazione sopra e sotto la media nazionale (destra). Anni 2000-2022 (indice 2000=100; livelli relativi a Italia =100; composizioni percentuali) (a) 88 92 96 100 104 108 N.indice base 2000 =100 Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole 60 70 80 90 100 110 120 130 Italia=100 0 20 40 60 80 100 ProvinciaProvinciaProvincia PopolazionePopolazionePopolazione ProvinciaProvinciaProvincia PopolazionePopolazionePopolazione Provincia Popolazione Nord Centro MezzogiornoNord Centro Mezzogiorno % Anno 2021 Sotto media Sopra media Critiche (<M-Ds) 2022 2007 Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Conti nazionali e Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni; Eurostat, National Accounts 4. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 193 Nel Mezzogiorno, la media ripartizionale è bassa (358) e una sola provincia (Chieti) supera il dato medio nazionale. Di converso, un elevato valore della quota di addetti delle microimprese (0-9 addetti) è considerato un fattore di debolezza potenziale del sistema produttivo. In Italia nel 2021 il 47,6 per cento degli addetti opera in UL afferenti a imprese di dimensioni ridotte. La tendenza è al decremento (50,5 per cento nel 2014), ma tale componente è superiore nel Sud e nelle Isole, dove la quasi totalità delle province ha una quota di microimprese superiore alla media nazionale, con valori di oltre il 70 per cento a Enna, Vibo Valentia, Agrigento, Trapani, Nuoro. Nuovamente, Chieti è l’unica provincia del Sud con valori migliori della media naziona- le. Nel Centro il parametro raggiunge di rado livelli prossimi alla media (a eccezione di Roma, 43,7; Ancona, 45; Firenze, 46,2 per cento), a differenza delle province del Nord (soprattutto Nord-est) dove tale quota è spesso contenuta. La quota di addetti delle unità locali dei servizi ad alta tecnologia e intense in conoscenze in Italia è del 3,5 per cento, con una distribuzione sul territorio molto sperequata: supera questa soglia l’88 per cento delle province del Nord-ovest, il 90,9 di quelle del Nord-est e il 40,9 del Centro, ma solo una provincia nelle Isole e nessuna nel Sud. L’indicatore relativo alla produt- tività apparente del lavoro segnala – in modo emblematico – che nel 2021 nessuna provincia del Sud e delle Isole ottiene valori superiori alla media nazionale, e che tre sole province del Centro (Roma, Firenze e Pisa) superano tale livello. Hanno invece produttività relativamente elevata quasi i tre quarti delle province del Nord-ovest e la quasi totalità di quelle del Nord-est. Infi ne, l’indicatore relativo alla quota di imprese economicamente solide misura un’adeguata capacità di generare reddito. A livello nazionale, nel 2021, la quota di unità locali con questa capacità è piuttosto alta (47 per cento): in particolare, quelle solide, sono radicate maggior- mente nelle province del Nord (96 per cento nel Nord-ovest; 81,8 nel Nord-est) e più che maggioritarie nel Centro (59,1 per cento). Di contro, nel Sud e nelle Isole rispettivamente l’8,3 per cento e il 7,1 per cento delle province supera il dato nazionale. Figura 4.20 Province con valori degli indicatori economici superiori alla media per ripartizione geografi ca. Anno 2021 (valori percentuali) (a) 0 20 40 60 80 100 Imprenditorialità Densità Addetti Micro-imprese Addetti hi-tech - KIS Produttività UL solide Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole Fonte: Istat, Elaborazioni multi fonte (a) Gli indicatori considerati sono: Imprese attive per 1.000 residenti; Addetti per 1.000 residenti di 20-65 anni; Addetti delle Unità Locali di 0-9 addetti per 100 addetti; Addetti delle Unità Locali dei servizi ad alta tecnologia e intense in conoscenza (settori ATECO 59-63, 72); Valore aggiunto per 1.000 euro per addetto; Unità Locali economicamente solide per 100 Unità Locali. Istat | Rapporto annuale 2024 194 La composizione aggregata degli indicatori elementari (Tavola 4.8) – effettuata in base alla distan- za di ogni provincia dalla media nazionale28 – consente di valutare in modo immediato la robu- stezza economica di questi territori. È stato individuato un gruppo di province economicamente forti: 23 casi, di cui 21 nel Nord (11 Nord-ovest; 10 Nord-est) e 2 nel Centro (Roma e Firenze). Nel quartile più debole sono confl uite 26 province, che hanno fatto registrare valori degli indicatori sempre contenuti. Le province molto deboli si trovano quasi tutte nel Mezzogiorno: Sud (17, il 56,7 per cento) e Isole (12, il 40 per cento). I raggruppamenti intermedi presentano un profi lo ter- ritoriale in continuità con i precedenti: le province abbastanza forti sono 31, di cui la maggioranza (24) nel Nord (15 Nord-ovest, 9 del Nord-est), alcune nel Centro (6) e solo 1 caso del Mezzogiorno (Cagliari); nel gruppo delle abbastanza deboli si trovano 25 province, con i casi residui del Nord (3 nel Nord-ovest e 2 nel Nord-est), 12 province del Centro e i rimanenti del Mezzogiorno (7 nel Sud, 1 nelle Isole). I territori economicamente più robusti sono dunque collocati – con poche eccezioni – soprattutto al Nord e limitatamente al Centro. Nel Mezzogiorno prevalgono tratti di debolezza e, a macchia di leopardo, talune connotazioni relativamente migliori: i territori cerniera con il Centro Italia di Abruzzo e Molise; la Città metropolitana di Cagliari, la Provincia di Sassari; parte della dorsale adriatica pugliese, il potentino; i contesti metropolitani della Sicilia. Associando alla collocazione delle province italiane nei quattro raggruppamenti un numero sele- zionato di indicatori demografi ci e di dotazione di capitale umano, può rilevarsi una sostanziale 28 La collocazione dei singoli casi nella distribuzione è stata ricavata sommando i punteggi ottenuti per ciascun indicatore in base alla distanza dalla media nazionale (M) e dalla relativa deviazione standard (DS), defi nendo una scala da 1 a 4. Ai casi confl uiti nel raggruppamento migliore di ciascun indicatore (>M+DS) è stato attribuito convenzionalmente il punteggio massimo pari a 4; viceversa per i casi con valori inferiori (<M-DS) il minimo pari a 1. Le collocazioni intermedie sono state distinte applicando lo stesso criterio (da M a M+DS=3; da M-DS a M =2). L’aggregazione dei punteggi ha consentito di identifi care i quartili con un livello decrescente di forza relativa del sistema economico. Nel primo sono confl uite le province con valori massimi (punteggio>16), nell’ultimo quelli opposti (<9), e i casi intermedi distinti in base al punteggio centrale (pari a 13). Figura 4.21 Indice composito di forza economica per provincia e livello. Anno 2021 Mo lto forte Abbastanza forte Abbastanza debole Mo lto debole Fonte: Istat, Elaborazioni multi fonte