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Istat | Rapporto annuale 2024 184 L ’analisi condotta sulle Città metropolitane mette ancora più in risalto le disuguaglianze di salute tra i territori, che risultano distribuite secondo un asse geografi co a criticità crescente da Nord a Sud. Nel 2021 l’incidenza standardizzata di morti evitabili in queste aree è superiore alla media nazionale (20,4 contro 19,2 ogni 10 mila abitanti); a eccezione di quella di Cagliari, tutte le altre Città metropolitane del Sud e delle Isole fanno registrare valori della mortalità evitabile superiori all’insieme in esame. Il fenomeno è particolarmen- te elevato a Napoli, sia con riferimento alla Città metropolitana (27,1 decessi evitabili ogni 10 mila abitanti, di cui 18 prevenibili) sia al solo capoluogo (29,3 decessi evitabili ogni 10 mila abitanti, di cui 19,9 prevenibili) (Figura 4.14). L ’analisi per genere evidenzia una prevalenza della mortalità maschile in entrambe le componenti, soprattutto in quella prevenibile. Nel 2021 in Italia le cause prevenibili hanno determinato il decesso prematuro di 18,6 uomini e 7,3 donne ogni 10 mila abitanti, cui si sommano i decessi per cause trattabili (6,9 uomini e 6 donne ogni 10 mila) (Figura 4.15). Ancora una volta, il Sud del Paese presenta i livelli di mortalità prevenibile più alti delle altre ripartizioni geografi che per uomini (20,9 per 10 mila abitanti) e donne, con uno squilibrio di genere di 12,6 decessi ogni 10 mila abitanti. Sul territorio, la mortalità ma- schile, associata a stili di vita non salutari e all’esposizione a fattori di rischio individuali e ambientali, causa nella Città metropolitana di Napoli 25,2 decessi ogni 10 mila abitanti, 13,3 ogni 10 mila in più rispetto alle donne. L ’asimmetria di genere più accentuata nella mortalità prevenibile si rileva nella Città metropolitana di Cagliari (13,8 decessi ogni 10 mila abitanti), dovuta alla bassa mortalità femminile (5,9 decessi ogni 10 mila abitanti), la più contenuta tra tutti i territori metropolitani. Riguardo alla componente trattabile, in Italia le differenze di genere risultano meno marcate (0,9 decessi ogni 10 mila), ma Centro, Sud e Isole superano la media italiana. Figura 4.14 Mortalità evitabile (prevenibile e trattabile) per Comune capoluogo di Città metropolitana (sinistra) e Città metropolitana (destra). Anno 2021 (tassi standardizzati per 10 mila abitanti) 0 5 10 15 20 25 30 Comuni capoluogo di città metropolitane 0 5 10 15 20 25 30 Città metropolitane Fonte: Istat, Indagine sui decessi e le cause di morte 4. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 185 L’analisi territoriale della mortalità della popolazione 0-74 anni per alcuni gruppi di cause di morte consente di individuare potenziali aree a rischio di insorgenza di specifi che malattie, compresa la mortalità da COVID-19. Nel 2021 la mortalità entro i 74 anni di vita in Italia è di 28,9 decessi ogni 10 mila abitanti di cui 11,7 ogni 10 mila abitanti per tumore, 5,2 ogni 10 mila abitanti per malattie del sistema cardiovascolare e 1,1 ogni 10 mila abitanti per malattie dell’apparato respiratorio (Figura 4.16). Il livello di mortalità causato dal COVID-19, nel 2021, incide per 3 decessi ogni 10 mila abitanti Figura 4.15 Mortalità prevenibile (sinistra) e trattabile (destra) per genere, ripartizione geografi ca e Città metropolitana. Anno 2021 (tassi standardizzati per 10 mila abitanti) 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 Italia Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole Totale CM Napoli Palermo Messina Bari Roma Catania Torino Reggio Calabria Cagliari Bologna Venezia Genova Milano Ripartizioni geografiche Città metropolitane Prevenibile Maschi Femmine Totale 4 5 6 7 8 9 10 Italia Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole Totale CM Napoli Messina Catania Reggio Calabria Palermo Bari Roma Torino Genova Cagliari Venezia Milano Bologna Firenze Ripartizioni geografiche Città metropolitane Trattabile Maschi Femmine Totale Fonte: Istat, Indagine sui decessi e le cause di morte Figura 4.16 Mortalità della popolazione 0-74 anni per tumore, malattie cardiovascolari, respiratorie, COVID-19 e altre cause per ripartizione geografi ca e Città metropolitana. Medie triennali 2017-2019 e anni 2020, 2021 (tassi standardizzati per 10 mila abitanti) 0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 2017-2019 2020 2021 Italia Nord-Italia Nord- ovest Nord- est Centro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA TotaleCentro Sud Isole TO GE MI VE BO FI RM NA BA RC PA ME CT CA Totale CM Ripartizioni geografiche Città metropolitaneRipartizioni geografiche Città metropolitane Tumori Malattie cardiovascolari Malattie respiratorie COVID-19 Altre Fonte: Istat, Indagine sui decessi e le cause di morte

Istat | Rapporto annuale 2024 186 (10,4 per cento della mortalità entro i 74 anni), sostanzialmente in linea con il 2020, con divari territoriali particolarmente marcati. Il Nord-ovest, nel 2020, ha il tasso standardizzato di morta- lità COVID-19 più alto delle altre ripartizioni geografiche con 5,3 decessi ogni 10 mila abitanti, ma nel 2021 è il Sud che subisce maggiormente l’impatto della pandemia, 3,8 decessi ogni 10 mila abitanti. La mortalità entro i 74 anni raggiunge i livelli più critici nel Mezzogiorno, con valori superiori alla media italiana per tutte le cause di mortalità in tutti i periodi analizzati. Tra le Città metropolitane Napoli, Catania, Palermo e Messina hanno la mortalità entro i 74 anni più elevata della media dei territori metropolitani, che riguarda circa 30 decessi ogni 10 mila abitanti nel 2020 e 2021, tendenza in linea con quanto osservato per la sola componente evitabile. Le Città metropolitane mostrano alti livelli di mortalità per tutte le cause analizzate, specialmente Napoli, dove nel 2021 la mortalità per tumore è di 14,7 decessi ogni 10 mila abitanti, quella per malattie del sistema cardiovascolare di 7,5 e quella per malattie del sistema respiratorio di 1,9. MISURARE LA POVERTÀ EDUCATIVA: I LAVORI DELLA
COMMISSIONE ISTAT Nel 2023, l’Istat ha istituito una Commissione scientifica interistituzionale per definire e misurare la povertà educativa. La Commissione è composta da oltre 50 membri, in rappresentanza del mondo accademico e di enti e organizzazioni come UNICEF, World Bank, UNESCO, Save the Children, Ministero dell’Istruzione, Banca d’Italia, Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Impresa sociale Con i Bambini, ANCI, INPS, e concluderà i lavori entro la fine del 2024. L’attività condotta finora, partendo dall’analisi della letteratura scientifica e delle fonti informative esistenti, ha portato alla definizione di un impianto concettuale per la misurazione e all’individuazione di un primo, ampio set di indicatori multi fonte, calcolabili grazie alle basi dati disponibili all’interno del Sistema Statistico Nazionale o, in prospettiva, utilizzando nuove fonti o rilevazioni ad hoc. Nonostante il tema sia rilevante per ogni età della vita, la Commissione ha dedicato la sua attenzione alle fasi dell’infanzia e dell’adolescenza (0-19 anni), nelle quali gli individui costituiscono gran parte del proprio capitale umano e sociale. I lavori della Commissione sono stati guidati da un approccio di tipo multidimensionale – in analogia a quello proposto in Italia, nel 2014, da Save the Children – che è incentrato sull’accezione più ampia della parola “educazione” rispetto all’inglese education, allargando lo sguardo a una pluralità di aspetti che vanno oltre il mancato raggiungimento di obiettivi di istruzione scolastica, come invece avviene per la misura della povertà educativa (educational poverty) di impronta anglosassone. La povertà educativa è, dunque, considerata come un fenomeno complesso, articolabile in diverse dimensioni (Prospetto 1). Tra queste, la Commissione ha lavorato, in particolare, sulle risorse educative disponibili e sugli esiti individuali. La prima dimensione attiene alle risorse educative/culturali rinvenibili nella comunità di riferimento (famiglia, scuola, luoghi di apprendimento e aggregazione, eccetera) e nelle opportunità che tali risorse offrono in termini di esperienze utili alla crescita personale. La seconda dimensione riguarda l’acquisizione di competenze cognitive e non cognitive (emotive, relazionali, interazioni fiduciarie) che consentono all’individuo di crescere e sviluppare le relazioni con gli altri, coltivare i propri talenti, ed esercitare attivamente e con consapevolezza il diritto di cittadinanza. Ciascuna delle dimensioni considerate è articolata in sottodimensioni oggetto di misurazione: con riferimento agli esiti, si distinguono le competenze di natura cognitiva da quelle non cognitive; per le risorse educative, invece, si considerano la famiglia, la scuola, il contesto sociale e culturale più ampio. Per ciascuna sottodimensione è stato proposto un insieme di indicatori in grado di coglierne le principali componenti. Sul fronte delle risorse, sono stati proposti sia indicatori di risorse/

  1. L'Italia dei territori: sfide e potenzialità 187 opportunità sia indicatori di accessibilità/partecipazione, in modo da tenere conto della presenza di strutture/servizi (scuola, biblioteca, teatro, eccetera) e della loro effettiva fruizione. Per quanto riguarda gli esiti educativi, le competenze cognitive sono monitorate correntemente dalle prove di rendimento INVALSI, che vengono somministrate a tutti gli studenti iscritti alle classi seconde, quinte, ottave (terza media), decime e tredicesime (ultimo anno delle superiori). Il popolamento del sistema di indicatori, in accordo con il quadro concettuale di riferimento, nonostante la ricchezza del patrimonio di dati di natura amministrativa e di indagine già disponibili e utilizzati, ha fatto emergere la presenza di carenze informative importanti rispetto ad alcuni temi (ad esempio competenze non cognitive), ad alcuni segmenti di popolazione (in particolare, per la fascia 0-5 anni), alla capacità delle fonti disponibili di arrivare a un dettaglio territoriale sufficientemente fine (almeno sub-provinciale). Per colmare alcuni di questi deficit informativi si è agito su più fronti. Nell’ambito delle competenze l’Istat, in collaborazione con l’Impresa sociale Con i Bambini e ispirandosi al questionario PISA dell’OCSE, ha inserito 4 nuovi quesiti nell’Indagine bambini e ragazzi, volti a rilevare la capacità di problem solving, pensiero critico e la fiducia in sé stessi. Per ampliare l’offerta informativa a livello di dettaglio territoriale sub-provinciale sono state valorizzate le basi dati di tipo amministrativo e il Sistema Integrato dei Registri statistici sviluppato dall’Istat. Questo ha permesso un primo tentativo di analisi mediante il calcolo di un set di indicatori per aggregazioni sovracomunali di particolare rilevanza per il fenomeno (cfr. par. 4.2.4). Entro la fine del 2024 la Commissione dovrà pervenire alla definizione di un set definitivo di indicatori e a una lista completa dei fabbisogni informativi ancora non soddisfatti. Inoltre, compito della Commissione è di sperimentare la costruzione di indici compositi per individuare le aree prioritarie verso cui indirizzare investimenti e interventi. 4.2.4 Divari territoriali negli esiti educativi e nella disponibilità di risorse L ’analisi proposta in questo paragrafo rappresenta un primo esercizio esplorativo di misura- zione dei divari territoriali nella disponibilità di risorse e negli esiti educativi in coerenza con il quadro concettuale sviluppato dalla Commissione inter-istituzionale istituita dall’Istat per la misura della povertà educativa (cfr. l’approfondimento “Misurare la povertà educativa: i lavori della Commissione Istat”). Da una più ampia lista proposta dalla Commissione, è stato sele - zionato un set di indicatori (Prospetto 4.1) disponibili a livello comunale. Si deve notare, infatti, Prospetto 1 Quadro concettuale per misurare la povertà educativa Status socio-occupazionale Status socio-culturale Abitazione e beni materiali Relazioni, partecipazione sociale e culturale dei genitori Offerta di servizi educativi Adeguatezza dei servizi educativi Fruizione dei servizi educativi Luogo di vita Relazioni, partecipazione sociale e culturale dei bambini e ragazzi Alfabetiche Numeriche Relazionali Emotive Interazione fiduciaria Povertà educativa Risorse Contesto familiare Contesto scolastico Contesto territoriale, sociale e culturale Esiti Competenze cognitive Competenze non cognitive Fonte: Commissione inter-istituzionale istituita dall’Istat per la misura della povertà educativa Istat | Rapporto annuale 2024 188 che quando si scende al di sotto del livello regionale si è costretti a rinunciare a molti indicato- ri che, provenendo da indagini campionarie, non sono disponibili per domini territoriali più fini. Gli indicatori inclusi nell’esercizio sono pensati per cogliere le potenziali situazioni di rischio o di deprivazione più frequentemente segnalate dalla letteratura internazionale sul tema. Si tratta di fattori che non si traducono necessariamente in una condizione di povertà educa - tiva a livello individuale ma, alla luce della loro reciproca interazione, aiutano a circoscrivere le aree territoriali in cui può essere parzialmente compromesso il diritto al pieno sviluppo dell’individuo. A partire dai singoli indicatori è stato calcolato un indice composito 25 per ciascuna delle due dimensioni, esiti e risorse. Per entrambi gli indici, il valore Italia è posto uguale a 100; poiché gli indicatori selezionati rappresentano altrettanti fattori di rischio, un valore dell’indice supe - riore alla media nazionale descrive una situazione di svantaggio relativo. Partendo dalla disponibilità di dati comunali, gli indicatori sono stati calcolati tenendo conto contemporaneamente della Regione amministrativa e del grado di urbanizzazione dei co - muni, articolato nei tre livelli individuati da Eurostat: Città, Piccole città o Sobborghi, e Zone rurali26. Questo consente di considerare il ruolo del grado di urbanizzazione nei contesti so - cio-economico-ambientali delle singole aree. Inoltre, l’aggregazione sovracomunale utilizzata consente di ovviare al problema della non adeguata misura del fenomeno in comuni di dimen- sioni particolarmente piccole, in cui a volte non ci sono residenti in età scolare, o in cui non sono presenti scuole secondarie. La distribuzione territoriale dei valori dell’indice composito riferito ai fattori di rischio nell’am - bito degli esiti (Figura 4.17, sinistra) si caratterizza per la presenza di una forte variabilità (da 89 a 128) e una polarizzazione importante: da un lato, Veneto, Marche e soprattutto Umbria, dove tutti i comuni, a prescindere dal grado di urbanizzazione, mostrano un evidente vantag- gio, con valori dell’indice più basso rispetto alla media nazionale; dall’altro, la Sardegna, dove si osserva un forte svantaggio in tutti i comuni della regione (l’indice composito è compreso tra 116 e 128). 25 Cfr. Mazziotta e Pareto (a cura di ), 2020. 26 Per la definizione della classificazione DEGURBA (Degree of Urbanisation) si può consultare il Glossario. Prospetto 4.1 Indicatori inclusi nell’indice composito per l’analisi della povertà educativa (a) SOTTODIMENSIONE INDICATORE RESIDENTI (quota di 0-19 anni): con entrambi i genitori con bassa istruzione (al massimo la licenza secondaria inferiore); con entrambi i genitori non occupati; stranieri nati all'estero Competenze cognitive STUDENTI (quota di) in dispersione implicita: quinto anno della scuola primaria; terzo anno della secondaria I grado; quinto anno della secondaria II grado. ABBANDONI SCOLASTICI e PLURI-RIPETENZE dei diplomati scuola secondaria I grado (a.s. 2016/2017). TASSO DI NON AMMISSIONE scuola secondaria I grado e secondaria II grado Contesto familiare Contesto scolastico Contesto territoriale SCUOLE NON ACCESSIBILI (quota di) per alunni con disabilità motoria; per alunni con cecità e ipo-visione; per alunni con sordità; SCUOLE (quota di):con classi vuote; con sovraffollamento; senza mensa (esclusa secondaria II grado); senza palestra; senza aula informatica. POSTI ASILI NIDO (per 100 bambini 0-2 anni). INSEGNANTI (quota di) di sostegno, selezionati dalle liste curriculari. NON ISCRITTI (quota di) a tempo pieno infanzia, primaria, secondaria I grado. TASSO NON ISCRIZIONE alla scuola di infanzia (3-5 anni) ISTITUZIONI NON PROFIT sportive (per 10 mila abitanti 0-19 anni). EVENTI CULTURALI (per 100 abitanti 0-19 anni). RESIDENTI (quota di 0-19 anni): che vivono in Comune senza almeno una Biblioteca con spazi o attività per bambini/ragazzi; che vivono in Comune senza almeno un Museo con spazi o attività per bambini/ragazzi Fonte: Istat (a) Gli indicatori di contesto sono stati sintetizzati nell’indice composito RISORSE. Gli indicatori delle competenze cognitive sono stati sintetizzati nell’indice composito della dimensione ESITI.
  2. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 189 Anche Sicilia e Calabria mostrano una situazione diffi cile su tutto il territorio, ma con una in- tensità minore e diversa tra di loro. In Sicilia sono le città che mostrano valori più elevati, men- tre in Calabria sono i Sobborghi e le Zone rurali a essere in condizioni di maggiore diffi coltà. Tra le regioni che presentano valori peggiori rispetto alla media nazionale si collocano anche Piemonte e Liguria. In Liguria, questo accade in tutti i contesti territoriali, mentre in Piemonte lo scostamento si concentra nelle aree montane e rurali. Criticità si rilevano anche per la fascia appenninica dell’Emilia-Romagna e nelle aree montane della Lombardia. Rispetto a quanto emerso per la dimensione degli esiti, l’analisi della distribuzione dell’indica- tore composito relativo alla carenza di risorse (Figura 4.17, destra) mostra nel complesso del territorio nazionale un minore livello di diseguaglianza (i valori dell’indice composito variano qui tra 90 e 114), ma anche situazioni più diversifi cate a seconda del grado di urbanizzazione. Fatta eccezione per la Sicilia, dove su tutto il territorio regionale, indipendentemente dal livello di urbanizzazione, si rileva una grande carenza di risorse, nel resto delle regioni il grado di urbanizzazione incide molto sul livello dell’indice. In Calabria, seppure per tutti i territori si osservi una carenza di risorse superiore alla media nazionale (con valori dell’indice composito che vanno da 102 a 114), lo svantaggio è più accentuato nelle Zone rurali rispetto ai Sobborghi e, soprattutto, alle città, che presentano valori dell’indice in linea con la media nazionale. All’opposto, in Campania sono le città che presentano situazioni problematiche in termini di risorse (con valori dell’indice tra 110 e 112). Tra le regioni del Mezzogiorno, per le città della Basilicata e della Sardegna, i valori dell’indice denotano una minore carenza di risorse collocandosi nelle classi tra 90 e 94. Figura 4.17 Indice composito per la diffi coltà negli esiti (sinistra) e per la carenza di risorse (destra) per comune (a) Fino a92,0 92,1 - 94,0 94,1 - 96,0 96,1 - 98,0 98,1 - 100,0 100,1 - 105,0 105,1 - 110,0 110,1 - 115,0 115,1 - 120,0 120,1 e oltre Fonte: Istat, Elaborazioni multi fonte (a) Le mappe sono ottenute assegnando lo stesso valore dell’indice composito a tutti i comuni di una stessa regione aventi il medesimo grado di urbanizzazione. I valori per Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta/Vallée d'Aoste non sono disponibili. Fino a92,0 92,1 - 94,0 94,1 - 96,0 96,1 - 98,0 98,1 - 100,0 100,1 - 105,0 105,1 - 110,0 110,1 - 115,0 115,1 - 120,0 120,1 e oltre