Capitolo-4.pdf

Type: Document | Status: ready

Istat | Rapporto annuale 2024 170 L’accessibilità logistica è un elemento che infl uisce sull’attrattività dei luoghi della cultura. Si può ritenere che, a parità di interesse culturale, un museo, un monumento, o un sito archeologico saranno tanto più frequentati quanto più facili da raggiungere. È, pertanto, necessario che le principali infrastrutture di trasporto offrano collegamenti adeguati, funzionali alla fruizione. Quello dell’accessibilità è un requisito rilevante soprattutto per i 3.943 luoghi del patrimonio culturale situati al di fuori delle grandi città, e che in oltre metà dei casi si trovano in comuni con un’alta accessibilità10. I musei del Nord-est sono più facilmente raggiungibili attraverso autostrade, sta- zioni ferroviarie e aeroporti, mentre quelli del Centro sono mal collegati alle autostrade. Appaiono signifi cativi anche fattori antropici e orografi ci, come il livello di urbanizzazione e l’altitudine dei comuni. I luoghi del patrimonio situati in Zone rurali o in montagna presentano, come prevedibile, una minore accessibilità rispetto a quelli nelle città o nelle pianure, che li penalizza con livelli infe- riori di fruizione. Per i musei che si trovano nei comuni rurali, in oltre due casi su tre l’accessibilità è bassa, mentre nelle città è, ovviamente, sempre più agevole. Si osserva uno scarto evidente tra l’accessibilità dei musei situati nei comuni montani interni e quelli nelle pianure. Di norma, i musei situati in comuni con un’alta accessibilità a tutte le infrastrutture di trasporto mostrano livelli di utenza generalmente superiori alla media nazionale (16.179 visitatori per museo contro 13.222), mentre quelli con bassa accessibilità appaiono penalizzati (in media 12.500). Tuttavia, in alcuni casi anche le strutture culturali ubicate in comuni poco accessibili richiamano un gran numero di visitatori per la forte attrattività dei loro contenuti. Il patrimonio museale, monumentale e archeologico italiano è contraddistinto da un’elevata capillarità territoriale. Oltre un terzo (37,8 per cento) dei musei è localizzato nelle Aree Interne, distanti dall’offerta di servizi pubblici essenziali, mentre il 29,1 per cento ha sede in Comuni Cintura, che circondano i Poli11. 10 Si defi niscono ad alta accessibilità tutti quei comuni che rientrano nelle categorie: accessibili e prossimi e accessibili e non prossimi; a bassa accessibilità quelli inclusi nelle categorie: non accessibili ma prossimi e non accessibili e non prossimi (cfr. Istat, 2023a). 11 Cfr. Istat, 2022a; per la defi nizione di Aree Interne si può consultare il Glossario. Figura 4.5 Musei dotati di supporti e servizi per favorire l’accesso e la fruizione alle persone con disabilità. Anno 2022 (valori percentuali) (a) 0 10 20 30 40 50 60 70 Servizi igienici a norma Rampe, cunei e/o scivoli, ascensori, eccetera Segnaletica esterna e/o interna a grandi caratteri Pavimenti antiscivolo e/o antiriflesso Assistente dedicato durante la visita Percorsi tattili, pannelli esplicativi in braille, eccetera Programmi di visita dedicati a persone con disabilità cognitiva Mappe tattili orientative Video in LIS all'interno della struttura Mappe con i simboli CAA % Fonte Elaborazioni su dati Istat, Indagine sui musei e le istituzioni similari (a) Sono possibili più modalità di supporto e servizio per ciascun museo. 4. L'Italia dei territori: sfide e potenzialità 171 Per consentire l’accesso e la fruizione alle persone con disabilità, oltre sei istituti museali su dieci sono intervenuti assicurando servizi igienici a norma o collocando rampe, cunei o scivoli per superare dislivelli; un terzo delle strutture si è dotato di pavimenti antiscivolo o antiriflesso per facilitare il percorso di visita degli spazi espositivi (Figura 4.5). Tra le strutture che non dispongono di tali servizi, la metà (52,4 per cento) segnala vincoli architettonici che non ne per- mettono l’installazione, circa un terzo (32 per cento) non ha effettuato interventi per mancanza di risorse finanziarie, il 16,4 per cento perché non disponeva di spazi adeguati a installarli. La storicità degli edifici antichi nei quali sono collocati i musei costituisce, pertanto, un ostacolo rilevante all’accessibilità, che risulta particolarmente complessa nei siti archeologici. Oltre a rimuovere le barriere architettoniche, molti musei, siti e monumenti hanno adottato soluzioni volte a facilitare la fruibilità degli spazi e delle collezioni. Il 41,1 per cento delle strutture sono attrezzate con segnaletica esterna e interna a grandi caratteri e corredata di pittogrammi per gli utenti con difficoltà nella lettura. Solo una piccola quota di istituti mette a disposizione degli utenti con disabilità sensoriali o comunicativo-relazionali mappe tattili (8,5 per cento) o mappe in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), da consultare negli spazi fisici interni (2,4 per cento). Sono ancora pochi i musei dotati, nelle sale espositive, di video in LIS (Lingua Italiana dei Segni) con sottotitoli in italiano e voce narrante (5,9 per cen - to). Su dieci strutture censite, soltanto una mette a disposizione cataloghi o note in Braille, pannelli con disegni a rilievo, carte esplicative tattili o segnaletica podo-tattile che agevolino la fruibilità delle esposizioni. Circa l’11 per cento dei musei organizza programmi e percorsi di visita dedicati o ricorre all’ausilio di un addetto che supporti e assista i visitatori con fragilità fisiche o psichiche. Puglia, Basilicata e Calabria, Umbria, Marche e Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, Ve - neto e Provincia autonoma di Trento mostrano una quota maggiore di musei intervenuti per facilitare l’accesso fisico e supportare la visita a persone con disabilità. Per tutti gli indicatori considerati, i musei dei grandi centri urbani presentano un livello di accessibilità quasi tre volte superiore a quello dei musei collocati nei piccoli e medi centri. Inoltre, più la struttura è distante dal Comune Polo, più è difficile che abbia dotazioni e servizi per la disabilità. Questa tendenza è ancora più netta quando si tratta di supporti alla fruizione specifici – ad esempio mappe e percorsi tattili, pannelli con disegni a rilievo o con simboli CAA – mentre è meno evi- dente nel caso della disponibilità di personale dedicato all’assistenza. In proporzione, per tutti gli aspetti individuati, le strutture museali pubbliche garantiscono una maggiore accessibilità degli spazi, del patrimonio e delle attività rispetto a quelle gestite da privati. In generale, infi - ne, la propensione inclusiva del museo è proporzionale alla sua capacità di attrarre pubblico: quanto maggiore è il numero di visitatori, tanto più elevata risulta la presenza di supporti e accorgimenti per gli utenti con fragilità fisica o cognitivo-sensoriale. I limiti strutturali e stru - mentali diventano invece più evidenti se il museo registra meno di mille accessi nell’anno. 12 Per la definizione di edificio scolastico si può consultare il Glossario. 4.1.4 L’accessibilità degli edifici scolastici Nell’anno scolastico (a.s.) 2022-2023 in Italia erano attive 8.491 Istituzioni scolastiche statali (8.700 nel 2017-2018), cui afferiscono oltre 40 mila sedi articolate nelle tipologie dell’infanzia (32,6 per cento), della primaria (36,4 per cento), secondaria di primo (17,9 per cento) e di secondo grado (13,1 per cento). Il relativo patrimonio edilizio consta di 61.307 edifici12, l’89,9 per cento dei quali ha una destinazione didattica, con spazi fisici espressamente dedicati a questa attività. Istat | Rapporto annuale 2024 172 L ’aggiornamento annuale dell’Anagrafe sugli edifi ci scolastici fornisce indicazioni capillari sul grado di raggiungibilità di ciascuna struttura, valutata in base alla localizzazione rispetto al trasporto pubblico (urbano, interurbano, ferroviario), alla raggiungibilità con ricorso a mezzi privati (ridotta o inibita nelle zone a traffi co limitato, nei centri storici, in caso di strade chiuse al transito, eccetera), ai servizi di trasporto specifi ci (scuolabus, trasporto disabili). A partire da queste informazioni, si possono individuare situazioni di precarietà localizzativa, ossia svantaggi nella corretta fruizione dei servizi di istruzione, che potrebbero alimentare ab- bandoni e povertà educativa. In generale, il ricorso al trasporto privato è l’opzione prevalente per raggiungere queste scuole, benché in circa 1 caso ogni 10 non sia suffi ciente neppure questa modalità (Figura 4.6, sinistra). Lo scarto rispetto all’offerta di trasporto pubblico è ri- levante: la rete locale consente di raggiungere agevolmente (fermata entro 250 metri) poco meno di 6 edifi ci ogni 10, mentre meno della metà è servito dal trasporto interurbano (fermata entro 500 metri), e soltanto una minoranza dalle ferrovie (stazione più vicina a meno di 500 metri). Rispetto al 2018, si osserva un certo miglioramento nel medio periodo in tutte le opzioni considerate. Aumenta anche la quota di edifi ci raggiungibili con servizi di trasporto dedicati: gli scuolabus coprono oltre due terzi dei casi e il trasporto degli studenti con disabilità circa la metà. Nell’insieme, tuttavia, permane una quota non trascurabile di scuole (oltre 1 ogni 4) con una localizzazione critica, con un sottoinsieme di poco superiore al 16 per cento dei casi escluso dalle opportunità del trasporto pubblico. Questo quadro generale presenta un’elevata differenziazione interna, anche in rapporto al grado di istruzione cui sono destinati i singoli edifi ci. Si osserva una certa polarizzazione tra la disponibilità del servizio scuolabus nei cicli iniziali e dell’obbligo e le migliori opportunità di fruizione dei servizi pubblici per le secondarie (Figura 4.6, destra). Il grado di raggiungibilità delle scuole appare visibilmente più alto nel Centro-Nord e più bas- so nel Mezzogiorno, soprattutto riguardo ai servizi di trasporto urbano e interurbano (Tavola 4.5). Si rileva un differenziale di oltre 10 punti a vantaggio del Centro-Nord. Per il Mezzogiorno si osserva, sia una maggiore consistenza del cluster di scuole con un livello critico di rag- giungibilità (36,4 per cento contro 19,5 per cento), sia di scuole che possono essere raggiunte solo con il ricorso a mezzi di trasporto privati (20,9 per cento contro 13,2 per cento). Figura 4.6 Edifi ci destinati alla didattica per raggiungibilità (sinistra) e per raggiungibilità e ciclo di istruzione (destra). Anni 2018 e 2023 (valori percentuali) (a) (b) 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 % 2023 2018 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 % 2023 Infanzia, obbligo Secondaria II grado Fonte: Istat, Elaborazioni su dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito - MIM, Open data Edilizia scolastica (a) Escluso Trentino-Alto Adige/Südtirol. (b) Raggiungibilità buona: almeno 3 modalità di trasporto su 4; raggiungibilità critica: al massimo 1 modalità di trasporto su 4. 4. L'Italia dei territori: sfide e potenzialità 173 Il quadro in assoluto più favorevole si rileva nel Centro Italia – in particolare in Toscana e nelle Marche. Segue la situazione rilevata nel Nord-ovest, con Valle d’Aosta/Vallée d'Aoste e Liguria che raggiungono i migliori livelli di raggiungibilità degli edifici scolastici. Nel Mezzogiorno si di- stinguono in positivo i casi di Abruzzo e Basilicata, che per quasi tutti i parametri considerati si collocano al di sopra dei livelli medi nazionali di accessibilità. Le regioni con maggiori difficoltà sono la Campania e la Calabria, dove poco meno della metà delle scuole presenta livelli accen- tuati di criticità localizzativa, seguite dalla Puglia e dalla Sicilia, con un terzo circa degli edifici nella medesima situazione. Criticità superiori alla media si rilevano anche in Molise e Sardegna. Ai divari di ordine geografico-amministrativo si associano – con tendenze coerenti – altre caratteristiche dei territori. Nelle 14 Città metropolitane (Figura 4.7 sinistra) si rileva che, mentre le principali realtà del Centro-Nord (Firenze, Torino, Bologna, Genova) presentano nel complesso livelli favorevoli di accessibilità alle infrastrutture scolastiche, nel Sud si veri - fica la condizione opposta, e la componente critica è particolarmente rilevante, soprattutto nei casi di Napoli e Reggio Calabria (51,5 per cento). Il richiamo alla classificazione naziona - le delle Aree interne conferma a sua volta, anche nel caso in esame, le disparità di accesso all’offerta di servizi scolastici tra le aree centrali e quelle interne del territorio italiano. Si osserva in modo evidente come i livelli di raggiungibilità siano inversamente correlati alla distanza progressiva dei territori dai centri di servizi, che identifica una variabile causale specifica dei “divari di cittadinanza” (Figura 4.7, destra). Tavola 4.5 Edifici scolastici destinati alla didattica, per raggiungibilità, regione e ripartizione geografica. Anno scolastico 2022-2023 (valori percentuali) (a) (b) REGIONI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Mezzi privati Edifici Tipologia trasporto pubblico Raggiungibilità Valore assoluto Valore % Urbano Inter- urbano Ferroviario Molto buona Critica Solo mezzi privati Piemonte 4.220 7,7 58,4 58,8 12,9 97,7 38,1 15,5 13,9 Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 226 0,4 79,6 69,5 20,8 99,1 59,3 6,2 5,8 Lombardia 7.041 12,8 59,3 53,3 11,7 92,1 34,9 21,0 14,3 Veneto 3.954 7,2 50,4 50,5 5,3 94,3 25,8 25,8 20,9 Friuli-Venezia Giulia 1.316 2,4 58,7 50,1 6,1 95,8 28,6 18,2 14,7 Liguria 1.387 2,5 82,9 49,2 17,6 93,6 44,8 10,2 5,6 Emilia-Romagna 3.360 6,1 55,7 53,4 9,8 87,9 36,0 24,8 13,3 Toscana 3.462 6,3 72,5 58,0 12,1 96,7 45,2 11,1 8,5 Umbria 1.052 1,9 67,4 40,9 8,3 90,9 31,9 23,7 15,2 Marche 1.716 3,1 73,9 54,5 8,4 94,9 43,2 15,3 11,9 Lazio 4.582 8,3 71,4 42,6 11,1 86,3 38,7 22,5 10,1 Abruzzo 1.448 2,6 68,2 67,7 11,7 95,2 51,2 14,4 10,4 Molise 448 0,8 48,4 38,6 14,1 91,5 23,0 30,1 22,1 Campania 5.856 10,6 44,9 34,3 10,5 68,3 25,7 47,9 19,2 Puglia 3.578 6,5 54,6 39,4 9,8 84,6 30,2 37,6 24,8 Basilicata 850 1,5 70,7 61,5 7,8 93,1 50,4 18,8 12,8 Calabria 3.007 5,5 43,6 38,4 9,0 78,3 27,5 45,3 24,5 Sicilia 5.585 10,1 60,3 35,6 6,4 89,1 25,6 31,4 22,4 Sardegna 2.002 3,6 51,7 52,9 8,9 91,4 30,1 26,7 20,2 Italia 55.090 100,0 58,9 47,4 10,0 88,5 33,7 26,5 16,4

  • Centro-Nord 32.316 58,7 63,0 52,1 10,6 92,7 36,7 19,5 13,2
    • Nord-ovest 12.874 23,4 61,9 54,9 12,9 94,3 37,5 17,7 13,1
    • Nord-est 8.630 15,7 53,7 51,6 7,1 92,0 30,2 24,2 17,0
    • Centro 10.812 19,6 71,8 49,2 10,7 91,5 40,8 17,8 10,3
  • Mezzogiorno 22.774 41,3 53,1 40,8 9,1 82,4 29,5 36,4 20,9
    • Sud 15.187 27,6 50,7 41,1 10,1 78,8 30,8 39,6 20,5
    • Isole 7.587 13,8 58,0 40,2 7,1 89,7 26,8 30,1 21,9 Fonte: Istat, Elaborazioni su dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito - MIM, Open data Edilizia scolastica (a) Escluso Trentino-Alto Adige/Südtirol. (b) Raggiungibilità buona: almeno 3 modalità di trasporto su 4; raggiungibilità critica: al massimo 1 modalità di trasporto su 4. Istat | Rapporto annuale 2024 174 Il livello di accessibilità agli edifi ci per la didattica è massimo nei Poli urbani, dove la frui- bilità è notevolmente superiore alla norma, le criticità molto inferiori e sono residuali i casi raggiungibili unicamente con mezzi propri. Tali parametri tendono gradualmente a invertire le proporzioni mano a mano che aumenta la distanza dai poli, e nelle aree più periferiche le criticità superano i casi positivi. Tendenze simili si riscontrano anche nelle strutture destinate all’istruzione superiore, malgrado queste siano relativamente poco presenti nei territori in- terni, soprattutto in termini di varietà dell’offerta, accentuando il pendolarismo scolastico di lungo raggio verso i contesti baricentrici (cfr. Debernardi, 2020). 4.2 GIOVANI E ANZIANI: RISORSE PER I TERRITORI La lente territoriale consente di mettere a fuoco le interconnessioni tra biografi e e contesti di vita delle persone. Il territorio in cui si vive, con le sue caratteristiche ambientali, culturali ed economiche, ha un impatto sulle opportunità e sulle sfi de che un individuo incontra nella propria vita. La disponibilità di risorse naturali e culturali, le condizioni economiche locali e l’accessibilità ai servizi educativi o sanitari, solo per citare alcuni esempi, infl uenzano il benessere e le opportunità di sviluppo personale e delle comunità. In questa sezione, si met- teranno in luce le condizioni dei più giovani e dei più anziani. 4.2.1 Meno giovani, meno futuro Al 1° gennaio 2023, in Italia i giovani di 18-34 anni sono poco più di 10,3 milioni (Tavola 4.6), di cui il 51,7 per cento maschi. Il peso sulla popolazione (17,5 per cento) è in forte decremento (-22,9 per cento sul 2002) e inferiore alla media Ue27 (19,3 per cento). La crisi demografi ca della società italia- na deriva dal progressivo calo di natalità e dalla conseguente riduzione dei giovani (cfr. Capitolo 1). Il fenomeno è parte di un processo più ampio che coinvolge quasi per intero l’Unione europea, dove negli ultimi due decenni (2001-2023) si è registrata una perdita netta di circa 17,5 milioni di giovani. L ’Italia, però, presenta una tendenza negativa particolarmente accentuata e nel 2021 è il Paese con Figura 4.7 Raggiungibilità degli edifi ci destinati alla didattica, nelle Città metropolitane (sinistra) e nelle Aree Interne (destra). Anno scolastico 2022-2023 (valori percentuali) (a) (b) 0 10 20 30 40 50 60 70 % Molto buona Critica Solo privato 0 10 20 30 40 50 60 70 % Molto buona (Totale) Molto buona (II GR.) Critica (Totale) Critica (II GR.) Fonte: Istat, Elaborazioni su dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito - MIM, Open data Edilizia scolastica (a) Escluso Trentino-Alto Adige/Südtirol. (b) Raggiungibilità buona: almeno 3 modalità di trasporto su 4; raggiungibilità critica: al massimo 1 modalità di trasporto su 4.
  1. L'Italia dei territori: sfide e potenzialità 175 la più bassa incidenza di 18-34enni sulla popolazione (17,5 per cento; 19,6 per cento media Ue27). Attualmente, nell’Ue27 solo la Bulgaria ha una consistenza relativa inferiore (16,3 per cento)13. L ’inci- denza dei giovani è maggiore nel Mezzogiorno (18,6 per cento) rispetto al Centro-Nord (17,0): eccet- to Abruzzo (16,9 per cento) e Sardegna (15,7 per cento), in tutte le regioni meridionali la componente giovanile supera la media nazionale. La Campania presenta la quota più elevata di 18-34enni (19,8 per cento), mentre nel Centro-Nord si distingue in positivo il caso del Trentino-Alto Adige/Südtirol (18,8 per cento), in particolare della Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (19,3 per cento), la cui percentuale di giovani è inferiore alla sola Campania. Ma nel Sud e nelle Isole si registrano le fles- sioni più importanti (Tavola 4.6), con punte molto significative in Sardegna, Basilicata, e Calabria. La diminuzione dei giovani in Italia comincia nella seconda metà degli anni Novanta. Dopo il picco del 1994 (15.183.990), esito conclusivo del secondo baby boom, il calo è costante: nel 2023 è di circa 5 milioni sul 1994 (-32,3 per cento). A esso fa da contrappunto un incremento speculare delle persone di 65 anni e più (da poco più di 9 milioni nel 1994 a oltre 14 milioni nel 2023, +54,4 per cento), da cui deriva la modesta tendenza incrementale in atto nella popolazione. 13 Cfr. Istat, 2023c. Tavola 4.6 Popolazione residente al 1° gennaio per regione e ripartizione geografica. Anni 2002 e 2023 (valori assoluti e percentuali) 2023 2002 Variazione
    2023-2002 Popolazione
    residente 18-34 anni (v.a.) 18-34 anni
    (%) Popolazione
    residente 18-34 anni (v.a.) 18-34 anni (%) Valore assoluto Valore % Piemonte 4.251.351 705.883 16,6 4.212.726 914.194 21,7 -208.311 -22,8 Valle d'Aosta/ Vallée d'Aoste 123.130 20.526 16,7 119.347 26.956 22,6 -6.430 -23,9 Lombardia 9.976.509 1.748.443 17,5 9.033.909 2.107.768 23,3 -359.325 -17,0 Trentino-Alto Adige/ Südtirol 1.077.143 202.869 18,8 939.634 220.073 23,4 -17.204 -7,8 Bolzano/Bozen 534.147 103.052 19,3 462.884 112.707 24,3 -9.655 -8,6 Trento 542.996 99.817 18,4 476.750 107.366 22,5 -7.549 -7,0 Veneto 4.849.553 833.945 17,2 4.527.599 1.064.384 23,5 -230.439 -21,6 Friuli-Venezia Giulia 1.194.248 193.020 16,2 1.184.713 258.996 21,9 -65.976 -25,5 Liguria 1.507.636 237.487 15,8 1.570.152 303.078 19,3 -65.591 -21,6 Emilia-Romagna 4.437.578 753.902 17,0 4.003.078 873.912 21,8 -120.010 -13,7 Toscana 3.661.981 595.791 16,3 3.499.109 756.334 21,6 -160.543 -21,2 Umbria 856.407 138.971 16,2 826.176 179.256 21,7 -40.285 -22,5 Marche 1.484.298 248.090 16,7 1.453.413 324.958 22,4 -76.868 -23,7 Lazio 5.720.536 968.543 16,9 5.117.783 1.204.618 23,5 -236.075 -19,6 Abruzzo 1.272.627 215.123 16,9 1.262.187 292.435 23,2 -77.312 -26,4 Molise 290.636 51.045 17,6 320.190 73.852 23,1 -22.807 -30,9 Campania 5.609.536 1.112.184 19,8 5.699.962 1.477.899 25,9 -365.715 -24,7 Puglia 3.907.683 717.069 18,4 4.020.694 1.028.335 25,6 -311.266 -30,3 Basilicata 537.577 98.215 18,3 597.103 146.420 24,5 -48.205 -32,9 Calabria 1.846.610 340.393 18,4 2.008.185 503.220 25,1 -162.827 -32,4 Sicilia 4.814.016 901.652 18,7 4.967.306 1.220.806 24,6 -319.154 -26,1 Sardegna 1.578.146 248.480 15,7 1.630.004 417.972 25,6 -169.492 -40,6 Italia 58.997.201 10.331.631 17,5 56.993.270 13.395.466 23,5 -3.063.835 -22,9
  • Centro-Nord 39.140.370 6.647.470 17,0 36.487.639 8.234.527 22,6 -1.587.057 -19,3
    • Nord-ovest 15.858.626 2.712.339 17,1 14.936.134 3.351.996 22,4 -639.657 -19,1
    • Nord-est 11.558.522 1.983.736 17,2 10.655.024 2.417.365 22,7 -433.629 -17,9
    • Centro 11.723.222 1.951.395 16,6 10.896.481 2.465.166 22,6 -513.771 -20,8
  • Mezzogiorno 19.856.831 3.684.161 18,6 20.505.631 5.160.939 25,2 -1.476.778 -28,6
    • Sud 13.464.669 2.534.029 18,8 13.908.321 3.522.161 25,3 -988.132 -28,1
    • Isole 6.392.162 1.150.132 18,0 6.597.310 1.638.778 24,8 -488.646 -29,8 Fonte: Istat, Ricostruzione intercensuaria della popolazione residente e Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni Istat | Rapporto annuale 2024 176 Il calo prende avvio dalla generazione di 18-34enni dei primi anni Ottanta, componente che nel 1982 costituiva il 24,4 per cento della popolazione italiana e che dopo due decenni scende al 23,5 per cento. La riduzione più consistente, però, si verifi ca negli anni succes- sivi e assume una portata più ampia nell’ultima fase storica (17,5 per cento nel 2023) 14. La riduzione del numero di giovani nel Mezzogiorno è molto consistente (Figura 4.8), perché alla denatalità si associa da tempo una ripresa signifi cativa dei fl ussi migratori15. Nel Centro e nel Nord (soprattutto nel Nord-est), l’effetto congiunto di fl ussi migratori positivi e di una maggiore incidenza dei nati da genitori stranieri ha rallentato il declino della popolazione giovane rispetto al Mezzogiorno. Ma la geografi a del fenomeno è articolata e complessa 16. Tra il 2002 e il 2023 si rileva una riduzione dei giovani ben più marcata nelle Aree interne (-25,7 per cento) rispetto ai Centri (-19,9 per cento) e nelle Zone rurali (-26,9 per cento) ri- spetto a Città (-19,2 per cento) e piccole città e Sobborghi (-20,8 per cento). Lo scarto tra la riduzione registrata nelle Città metropolitane (-20,2 per cento) e nelle altre province (-21,9 per cento) è meno ampio. Data l’intensità del decremento, la riduzione dei giovani nelle Aree Interne e Zone rurali si confi gura come una sorta di moltiplicatore dell’indebolimento demografi co. Dal 2003 al 2023, nelle Aree Interne si è registrata una perdita di oltre 804 mila giovani (da poco più di 3,1 milioni a circa 2,3 milioni), più di un quarto rispetto alla consistenza iniziale. Questa contrazione sale a un terzo circa (-31,6 per cento) nelle aree Ultra periferiche (da poco più di 179 mila a circa 123 mila). Nel medesimo periodo, le Zone rurali perdono oltre 615 mila giovani (da 2.288 mila a 1.672 mila, -26,9 per cento). Si può rilevare che in qualsiasi tipolo- gia territoriale la collocazione nelle regioni del Mezzogiorno costituisce sempre un fattore specifi co di penalizzazione (Figura 4.9). In altri termini, nei Centri o nelle Aree Interne – ov- vero nei contesti più urbanizzati o rurali – del Mezzogiorno si osservano sistematicamente 14 Cfr. Istat, 2014, 2016 e 2023c. 15 Cfr. Istat, 2023b. 16 Per la defi nizione delle classifi cazioni DEGURBA (Degree of Urbanisation), Geografi a delle Aree Interne e SNAI si può consultare il Glossario. Figura 4.8 Coorti di giovani di 18-34 anni per ripartizione geografi ca. Anni 1982, 2002 e 2023, e previsioni al 2042 e 2062 (valori assoluti in migliaia, sinistra; valori percentuali, destra) 1982; 24,4 2002; 23,5 2023; 17,5 2042; 16,42042; 16,4 2062; 15,8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 0 500 1.000 1.500 2.000 2.500 3.000 3.500 4.000 Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole 1982 (nati 1948-1965) 2002 (nati 1968-1984) 2023 (nati 1989-2005) 2042 (prev. mediana) 2062 (prev. mediana) Italia 18-34/totale (%) Fonte: Istat, Ricostruzione intercensuaria della popolazione residente, Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni e Previsioni della popolazione residente e delle famiglie