CAPITOLO 4
L’ITALIA DEI TERRITORI:
SFIDE E POTENZIALITÀ
4
I
l territorio, con le sue specificità economiche, demografiche, sociali
e culturali, rappresenta un momento di sintesi delle complesse
trasformazioni in atto a livello nazionale e globale, evidenziando
potenzialità e vincoli peculiari rispetto a quanto illustrato a livello nazionale.
Le recenti innovazioni metodologiche realizzate dall’Istat consentono di
produrre nuova informazione statistica e analisi sulla base di dati e indicatori
di sintesi ora disponibili secondo un livello di granularità territoriale molto
elevato e quindi molto più vicine alle reali e concrete esigenze conoscitive di
cittadini, imprese e policy-maker che operano a livello locale e regionale.
Le previsioni demografiche di lungo periodo indicano un rafforzamento
della tendenza allo spopolamento delle aree economicamente meno
attrattive e all’invecchiamento. Saranno i più giovani e la popolazione
in età attiva a diminuire, mentre crescerà in misura consistente la
popolazione in età avanzata, soprattutto al Centro-Nord.
Meno giovani significa meno futuro. La riduzione della popolazione
giovane presenta concause di livello territoriale che incidono sui saldi
complessivi. Nel Mezzogiorno il fenomeno è già molto severo poiché
alla denatalità si associa da tempo una ripresa significativa dei flussi
migratori, sia interni sia internazionali.
La transizione demografica è avvenuta in contemporanea con
un intenso sviluppo delle città. Oggi, e ancora di più nel futuro, si
prospettano centri urbani sempre più affollati di residenti di 65 anni
e più. Ciò comporta un’attenzione speciale affinché le città possano
essere laboratori in cui mettere in campo azioni e ridefinire spazi per
invecchiare bene in una città che invecchia.
La popolazione giovane, d’altro canto, tende a ridursi con maggiore
intensità nei territori con carenti opportunità occupazionali e bassa
produzione di ricchezza. La forza economica dei territori rappresenta
dunque una chiave di lettura dei divari demografici territoriali
particolarmente efficace. Le diverse misure in quest’ambito mostrano il
permanere degli squilibri tra Nord e Sud del Paese, ma individuano anche
segnali di vitalità e di innovazione, come quelli messi in luce con riferimento
ai settori agricolo e culturale-creativo.
161
L’ITALIA DEI TERRITORI:
SFIDE E POTENZIALITÀ
4.1 IL CONTESTO TERRITORIALE: DIVARI
DEMOGRAFICI, INFRASTRUTTURE E SERVIZI
1 Cfr. Bevilacqua, 1993 e 2020; Giannola, 2015.
La popolazione italiana, nel corso del tempo, muta profondamente la sua distribuzione territoriale,
per effetto della dinamica migratoria. Lo spopolamento è un fenomeno che viene da lontano.
Nonostante la tendenza alla crescita della popolazione residente a livello nazionale osservata fino
al 2014, già dagli inizi del Novecento vanno definendosi alcune zone di spopolamento nei comuni
di più ridotte dimensioni demografiche, in particolar modo nel Mezzogiorno, per via degli intensi
movimenti migratori interni e con l'estero che portano ad abbandonare le aree rurali, collinari e
montane1. Tutto il Novecento è stato un secolo di trasformazione, durante il quale da un antico
assetto territoriale si è passati a uno nuovo e diverso, nel quale le città hanno assunto via via un
ruolo predominante. Negli anni Settanta e Ottanta anche i comuni centrali dei maggiori sistemi ur-
bani hanno perso popolazione, a favore dei comuni collocati lungo la cintura. Nello stesso tempo,
la protratta diminuzione di popolazione in età attiva e riproduttiva delle aree di più antico spopo-
lamento, unita alla bassa fecondità e al progressivo aumento generalizzato della sopravvivenza,
ponevano le basi per il futuro squilibrio della distribuzione della popolazione per età.
Lo spopolamento che interessa oggi le aree più marginalizzate si distingue per essere accom-
pagnato da un fortissimo invecchiamento demografico. La relazione tra i due fenomeni è bidire-
zionale: in passato l’emigrazione ha contributo all’intensificarsi del processo di invecchiamento;
nei tempi recenti quest’ultimo sembra contribuire al processo di spopolamento anche per mez-
zo del crollo delle nascite, fenomeno a sua volta dovuto all’erosione della platea dei potenziali
genitori a opera dell’emigrazione.
L’invecchiamento e la diminuzione della popolazione, soprattutto giovane (cfr. par. 4.2.1), ben-
ché siano fenomeni che attualmente caratterizzano, e sempre più caratterizzeranno, tutta la
popolazione, si sono verificati in maniera più intensa in territori depressi da un punto di vista
economico e produttivo, e non in grado di trattenere la propria popolazione. Sebbene non si
possa non considerare il differenziale di sviluppo economico, di dotazione di risorse e di infra-
strutture tra le aree urbane e quelle rurali (cfr. par. da 4.1.2 a 4.1.4), che accentua il processo
di abbandono dei territori situati nelle aree interne, anche nelle aree metropolitane emergono
situazioni di vulnerabilità e criticità connesse all’invecchiamento (cfr. par. 4.2.2).
La dimensione demografica e la disponibilità di infrastrutture e di servizi alle persone – in -
sieme a variabili economiche e istituzionali – costituiscono una chiave interpretativa di parti -
colare rilevanza per lo studio della cittadinanza e della vivibilità dei territori, e un riferimento
fondativo per le politiche di coesione (cfr. par. 4.3.2).
Dalle analisi emerge la centralità della questione demografica, ovvero la necessità di esami -
nare e comprendere gli aspetti relativi alla dimensione e alla composizione della popolazione
e alle loro implicazioni per la società, l’economia e le politiche pubbliche, sia con riferimento
ai divari attuali, sia per le prospettive della popolazione nei diversi cluster territoriali. Il tema ha
impatto tanto sul futuro demografico di determinate aree, quanto sulla salvaguardia di molti
Istat | Rapporto annuale 2024
162
territori che rappresentano un importante patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese
(cfr. par. 4.1.3). Questi territori rischiano di essere condannati all’abbandono e al degrado per
assenza di risorse umane ed economiche in grado di sostenere qualsiasi tipo di sviluppo e di
tenerne sotto controllo le potenziali fragilità (cfr. par. 4.3.4).
Emerge, per contro, il potenziale da valorizzare costituito dagli anni di vita da vivere in buona
salute e liberi dal lavoro di cui possono godere le nuove generazioni di anziani. Le Città metropoli-
tane sono, per questo aspetto, un interessante laboratorio per la promozione dell’invecchiamento
attivo sulla base dei tre pilastri indicati dall’OMS: salute, partecipazione e sicurezza (cfr. par. 3.7.3).
4.1.1 I territori e le sfide della transizione demografica
La transizione demografica ha un impatto complesso e multidimensionale sui territori. Le
specificità più recenti e gli scenari futuri emergono a partire dall’inizio del nuovo millennio.
Dividendo il periodo di osservazione in due decenni, si può osservare (Tavola 4.1) come in una
prima fase (2002-2012) la popolazione residente in Italia sia cresciuta di oltre tre milioni di unità.
Tavola 4.1 Popolazione residente per regione e ripartizione geografica. Anni 2002, 2012, 2022 e 2023
(valori assoluti e variazioni percentuali) (a)
REGIONI
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
Popolazione residente al 1° gennaio Saldo naturale Saldo migratorio
2002
(v.a.)
2012
(v.a.)
2023
(v.a.)
2012-
2002
(var. %)
2023-
2012
(var. %)
2012-
2002
(var. %)
2022-
2012
(var. %)
2012-
2002
(var. %)
2022-
2012
(var. %)
Piemonte 4.212.726 4.416.745 4.251.351 4,8 -3,7 -2,5 -5,8 7,4 2,5
Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 119.347 127.305 123.130 6,7 -3,3 -0,5 -4,4 7,2 1,8
Lombardia 9.033.909 9.811.011 9.976.509 8,6 1,7 0,8 -2,6 7,8 5,0
Trentino-Alto Adige/Südtirol 939.634 1.037.235 1.077.143 10,4 3,8 2,4 0,1 8,0 4,6
Bolzano/Bozen 462.884 507.989 534.147 9,7 5,1 3,4 1,6 6,3 3,9
Trento 476.750 529.246 542.996 11,0 2,6 1,4 -1,3 9,6 5,3
Veneto 4.527.599 4.887.328 4.849.553 7,9 -0,8 0,6 -2,9 7,3 2,8
Friuli-Venezia Giulia 1.184.713 1.223.642 1.194.248 3,3 -2,4 -3,3 -5,9 6,6 4,1
Liguria 1.570.152 1.590.096 1.507.636 1,3 -5,2 -6,1 -8,7 7,3 3,7
Emilia-Romagna 4.003.078 4.391.314 4.437.578 9,7 1,1 -1,8 -4,5 11,5 6,6
Toscana 3.499.109 3.733.535 3.661.981 6,7 -1,9 -2,7 -5,5 9,4 4,2
Umbria 826.176 890.407 856.407 7,8 -3,8 -2,4 -5,5 10,2 2,3
Marche 1.453.413 1.550.010 1.484.298 6,6 -4,2 -1,5 -5,1 8,1 1,9
Lazio 5.117.783 5.605.706 5.720.536 9,5 2,0 0,3 -2,8 9,2 5,5
Abruzzo 1.262.187 1.331.624 1.272.627 5,5 -4,4 -2,0 -4,7 7,5 1,0
Molise 320.190 313.916 290.636 -2,0 -7,4 -3,2 -6,4 1,2 0,0
Campania 5.699.962 5.827.593 5.609.536 2,2 -3,7 2,3 -1,3 0,0 -2,0
Puglia 4.020.694 4.102.797 3.907.683 2,0 -4,8 1,2 -2,7 0,9 -2,3
Basilicata 597.103 579.360 537.577 -3,0 -7,2 -1,2 -4,9 -1,8 -1,8
Calabria 2.008.185 1.968.536 1.846.610 -2,0 -6,2 0,1 -2,8 -2,0 -2,6
Sicilia 4.967.306 5.061.946 4.814.016 1,9 -4,9 0,5 -2,6 1,4 -2,5
Sardegna 1.630.004 1.655.079 1.578.146 1,5 -4,6 -0,6 -4,6 2,1 0,2
Italia 56.993.270 60.105.185 58.997.201 5,5 -1,8 -0,3 -3,5 5,8 2,2
- Centro-Nord 36.487.639 39.264.334 39.140.370 7,6 -0,3 -0,9 -4,0 8,5 4,3
- Nord-ovest 14.936.134 15.945.157 15.858.626 6,8 -0,5 -0,9 -4,1 7,7 4,2
- Nord-est 10.655.024 11.539.519 11.558.522 8,3 0,2 -0,6 -3,6 8,9 4,5
- Centro 10.896.481 11.779.658 11.723.222 8,1 -0,5 -1,1 -4,2 9,2 4,4
- Mezzogiorno 20.505.631 20.840.851 19.856.831 1,6 -4,7 0,7 -2,7 0,9 -1,8
- Sud 13.908.321 14.123.826 13.464.669 1,5 -4,7 1,0 -2,5 0,6 -1,8
- Isole 6.597.310 6.717.025 6.392.162 1,8 -4,8 0,2 -3,1 1,6 -1,8 Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Ricostruzione intercensuaria della popolazione residente, Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni e Bilancio demografico (a) I saldi migratorio e naturale sono al netto del contributo relativo ai trasferimenti di residenza per altre ragioni e degli aggiustamenti censuari e statistici. Il dato al 2022 è al 31 dicembre, coincidente con il dato al 1° gennaio 2023. Eventuali discordanze tra la variazione totale e la somma delle variazioni dei saldi per il periodo 2012-2002 sono dovute alla procedura di arrotondamento.
- L'Italia dei territori: sfide e potenzialità 163 Tale variazione ha interessato prevalentemente il Centro-Nord (circa il 90 per cento della quota aggiuntiva, un milione di persone nel solo Nord-ovest), soprattutto grazie a un sal - do migratorio positivo trainato dalla componente estera, e residualmente il Mezzogiorno. Molise, Basilicata e Calabria hanno registrato una perdita di popolazione tra il 2 e il 3 per cento. In Basilicata e Calabria, al contrario di quanto osservato altrove, il deflusso di popolazione causato dalle migrazioni interne non è stato sufficientemente controbi - lanciato dai flussi esteri in entrata; ha, invece, aggravato il calo demografico imputabile alla ridotta natalità. Nel secondo periodo (2012-2023), la popolazione residente ha cominciato a ridursi, a parti - re dal 2014, e nel complesso è diminuita di oltre un milione di unità (-1,8 per cento) 2. Hanno subito un intenso declino demografico in prevalenza le regioni del Mezzogiorno (-4,7 per cento la variazione media della ripartizione, dovuta in buona parte alle migrazioni interne), a fronte di una perdita complessivamente trascurabile del Centro-Nord. Le regioni del Sud mostrano le dinamiche peggiori: Molise (-7,4 per cento) e Basilicata (-7,2 per cento); a se - guire Calabria (-6,2 per cento), Sicilia, Sardegna, Puglia e Abruzzo, che perdono tra il 4,9 e il 4,4 per cento degli abitanti. Chiude la Campania, con oltre 200 mila residenti in meno (-3,7 per cento). Tra le regioni del Centro-Nord, il calo della popolazione è sostenuto in Liguria (-5,2 per cento), e più contenuto in Veneto (-0,8 per cento), mentre continuano a crescere i residenti in Trenti- no-Alto Adige/Südtirol (+3,8 per cento; +5,1 per cento nella Provincia autonoma di Bolzano/ Bozen), nel Lazio (+2,0 per cento), in Lombardia (+1,7 per cento) e in Emilia-Romagna (+1,1 per cento). Si tratta di contesti particolarmente attrattivi per la maggiore dinamicità economica e del mercato del lavoro: nell’arco del decennio hanno richiamato oltre 1,1 milioni di persone, sia da altre regioni sia dall’estero. Le dinamiche demografiche sul territorio hanno avuto un impatto differenziale sullo squili - brio nella struttura per età (Tavola 4.2). Nel 2023 si contano 193,1 persone con almeno 65 anni ogni 100 giovani con meno di 15 anni (indice di vecchiaia), a indicare che la popolazio - ne anziana è quasi il doppio di quella giovane. Solo il Mezzogiorno ha valori inferiori (179,8 per cento, con un minimo pari a 175,8 nel Sud), e la popolazione anziana è predominante ovunque, anche se con differenze molto ampie (da 270,9 per cento in Liguria a 131,8 nella Provincia autonoma di Bolzano/ Bozen). Dal 2012, l’indice di vecchiaia è aumentato a livello medio nazionale di 44,7 punti (+61,4 dal 2002), con una differenza massima di 88,3 punti in Sardegna, dove la popolazione residente è al contempo tra le più longeve d’Italia e con la fecondità più bassa. Le regioni del Mezzo - giorno registrano incrementi più consistenti dell’indice di vecchiaia, anche per effetto dei processi migratori: immigrazione di ritorno della popolazione in età più avanzata (pensionati), emigrazione di giovani, minore presenza di stranieri, che hanno invece età media più bassa e natalità più elevata. L ’indice di dipendenza strutturale3 segnala che il carico socio-economico della popolazione non attiva (minore di 15 anni e maggiore di 64) sulle fasce di popolazione in età lavorativa nel tempo è aumentato, e risulta mediamente più basso nel Mezzogiorno e nelle regioni con un minore invecchiamento (ad esempio, Campania e Provincia autonoma di Bolzano/Bozen). 2 L’andamento della popolazione è stato crescente fino al 2014, per poi decrescere progressivamente. 3 Per la definizione dell’indice di dipendenza strutturale si può consultare il Glossario. Tale indice rappresenta una misura di sostenibilità: il denominatore è la fascia di popolazione che dovrebbe sostenere il carico socio-e- conomico delle fasce non attive al numeratore. Istat | Rapporto annuale 2024 164 Le previsioni demografiche di lungo periodo indicano un rafforzamento della tendenza allo spopolamento e all’invecchiamento. Nell’arco dei prossimi 20 anni (1° gennaio 2042, Figura 4.1, sinistra), la popolazione residente in Italia potrebbe ridursi di circa 3 milioni di unità, e in 50 anni (1° gennaio 2072, Figura 4.1, destra) di oltre 8,6 milioni. Al netto di Lombardia, Emi - lia-Romagna e delle Province autonome di Bolzano/Bozen e Trento – per le quali si prevede un incremento – altrove dovrebbe proseguire la decrescita, meno sostenuta in Veneto (-1,5 per cento al 2042), Toscana (-2,9 per cento), Friuli-Venezia Giulia e Lazio (-3,3 per cento in en- trambe). Fatta eccezione per l’Abruzzo (-8,6 per cento), tutto il Mezzogiorno potrebbe subire un decremento superiore al 10 per cento, che arriverebbe fino al 15 per cento in Basilicata e Sardegna. La popolazione più giovane (0-14 anni) si ridurrebbe ulteriormente ovunque: fino a un terzo in meno in Basilicata, Sardegna e Calabria, con un calo più contenuto nelle regioni del Centro-Nord (stazionaria la Provincia autonoma di Trento). A ciò si contrapporrebbe un in- cremento consistente della popolazione in età avanzata, generalizzato sul territorio nazionale e più sostenuto al Centro-Nord. Tali andamenti sarebbero, per lo più, confermati nello scenario di previsione a 50 anni: anche in questo caso, nel Nord-est e in Lombardia si prevede una decrescita più contenuta (e un aumento di popolazione nelle sole Province autonome di Bolzano/ Bozen e Trento), mentre Sardegna e Basilicata potrebbero perdere il 40 per cento dei residenti attuali. Tavola 4.2 Indice di vecchiaia e indice di dipendenza strutturale per regione e ripartizione geografica. Anni 2002, 2012 e 2023 (valori per cento) REGIONI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Indice di vecchiaia Indice di dipendenza strutturale 2002 2012 2023 2002 2012 2023 Piemonte 176,2 180,7 225,5 50,0 57,4 61,5 Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 148,8 152,3 205,9 47,4 54,8 58,9 Lombardia 138,2 145,4 182,0 45,8 54,0 56,6 Trentino-Alto Adige/Südtirol 105,8 119,7 150,8 49,4 53,9 56,7 Bolzano/Bozen 92,2 111,2 131,8 48,9 53,4 55,4 Trento 120,7 128,4 172,1 49,9 54,4 58,1 Veneto 135,8 144,5 195,1 46,6 53,6 57,4 Friuli-Venezia Giulia 187,1 190,3 237,2 49,1 58,0 62,0 Liguria 241,8 236,6 270,9 56,8 63,7 65,4 Emilia-Romagna 192,3 169,9 198,4 51,7 57,1 58,3 Toscana 192,1 186,1 226,1 51,9 58,1 60,7 Umbria 186,1 181,4 229,8 53,9 58,1 62,3 Marche 169,0 171,6 218,8 53,2 57,1 60,7 Lazio 130,4 145,6 184,0 46,8 51,6 55,4 Abruzzo 147,2 166,7 212,8 52,4 53,1 59,1 Molise 148,5 178,5 245,3 55,0 52,9 59,3 Campania 77,2 102,2 148,6 48,7 48,4 52,1 Puglia 95,7 130,6 193,6 48,4 50,9 56,5 Basilicata 119,4 154,4 220,6 52,1 51,0 56,6 Calabria 103,0 134,6 183,7 50,9 49,9 57,2 Sicilia 99,2 126,4 172,0 51,6 51,1 56,6 Sardegna 116,8 164,5 252,8 42,7 47,8 57,8 Italia 131,7 148,4 193,1 53,5 57,4 61,7
- Centro-Nord 157,4 160,9 200,1 48,8 55,4 58,4
- Nord-ovest 157,7 162,4 200,6 48,1 55,9 58,7
- Nord-est 156,9 155,7 195,5 49,0 55,4 58,1
- Centro 157,5 163,9 204,1 49,8 54,8 58,2
- Mezzogiorno 96,9 126,7 179,8 49,5 50,1 55,6
- Sud 94,3 123,2 175,8 49,6 50,0 55,1
- Isole 102,9 134,5 188,5 49,3 50,2 56,9 Fonte: Istat, Ricostruzione intercensuaria della popolazione residente e Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni
- L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 165 Sarebbe soprattutto la popolazione giovane a ridurre la propria consistenza, e le variazioni della popolazione con almeno 65 anni, sebbene più contenute, diverrebero anch'esse negative in regioni come Liguria, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna (cfr. par. 4.3.2). La questione demografi ca è nell’agenda politica: il contrasto ai fenomeni di declino e di marginalizzazione è, infatti, al centro della Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI), volta a sostenere i territori fragili e soggetti più di altri a fenomeni di spopolamento 4. Si osserva che, a fronte di una dinamica demografi ca positiva su base nazionale tra il 2002 e il 2022 (+3,6 per cento), la crescita nei Comuni classifi cati come Centro – dove risiedono i tre quarti della popolazione nazionale – è stata importante (+5,2 per cento), mentre le Aree Interne hanno perso abitanti (-1,6 per cento) (Tavola 4.3). Inoltre, i contesti più marginali – i Comuni Periferici e Ultra periferici, dove nel 2022 risiede il 9,1 per cento della popolazione italiana – hanno subito una decrescita demografi ca accentuata (rispettivamente -4,9 e -9,4 per cento), mentre quelli Intermedi − cioè meno distanti dai luoghi di offerta dei servizi es- senziali – mostrano una crescita lieve di popolazione (+1,1 per cento). Si osserva, dunque, una tendenza all’abbandono delle Aree Interne (soprattutto di giovani), a favore dei territori più dotati di servizi. Le previsioni della popolazione a 20 anni confermano il processo di rapido spopolamento delle Aree Interne. Nel 2042, i Comuni Centro perderanno com- plessivamente il 3,6 per cento della popolazione (-5,3 per cento nei Poli intercomunali), mentre nelle Aree Interne il calo dovrebbe raggiungere il 9,3 per cento, in particolare nei Comuni Periferici e Ultra periferici (rispettivamente -11,8 e -13,7 per cento; -7,4 per cento nei Comuni Intermedi). Secondo i dati al 1° gennaio 2023, nelle classi dei Comuni Periferici e Ultra periferici la popolazione anziana è più che doppia di quella giovane (218,3 e 236,1, rispettivamente). Una quota più contenuta si osserva nei Comuni di Cintura, dove più spesso vivono le famiglie con fi gli (177,7) (Figura 4.2). Anche nei Comuni Polo, tuttavia, l’indice di vecchiaia supera 200. 4 Cfr. Istat, 2022a; per la defi nizione di Aree Interne si può consultare il Glossario. Figura 4.1 Previsioni della popolazione residente, per classi di età e regione. Scenario mediano a 20 anni (1° gennaio 2042, sinistra) e a 50 anni (1° gennaio 2072, destra) (variazioni percentuali rispetto al 1° gennaio 2022) -60 -40 -20 0 20 40 60 % Anno 2042 Totale 0-14 anni 65 anni e oltre -60 -40 -20 0 20 40 60 % Anno 2072 Totale 0-14 anni 65 anni e oltre Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Previsioni della popolazione residente e delle famiglie