Capitolo-4.pdf

Type: Document | Status: ready
  1. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 177 perdite di giovani ben più signifi cative che altrove. Su base ventennale, tali sottrazioni oscillano tra un quarto e un terzo della dotazione iniziale, con una quota generalmente prossima o inferiore a un quarto nel Centro e ancora più contenuta nel Nord. In assoluto, i territori che negli ultimi venti anni hanno sofferto maggiori perdite di giovani di 18-34 anni sono le Zone rurali del Mezzogiorno (-32,2 per cento, poco più di 277 mila unità), con uno scarto di circa 9 punti rispetto a quelle del Nord e di circa 7 dal Centro Italia. Un anda- mento analogo, sebbene meno intenso, si manifesta nelle Aree Interne. La dinamica dello spopolamento nel Mezzogiorno è forte – e di intensità non dissimile – anche nei Centri e nelle Città che, sebbene baricentriche sul piano socio-economico e dell’offerta di servizi, perdono oltre un quarto della popolazione giovanile, le seconde più del doppio rispetto alle omologhe del Nord, e oltre 10 punti rispetto ai contesti similari del Centro. Ne deriva che il Mezzogiorno – soprattutto nei contesti rurali – è, attualmente, la punta avanzata di una riduzione dei giovani inedita per l’Italia. Queste tendenze demografi che si associano a un percorso più lungo e complicato verso l’età adulta, a partire dalla dilatazione delle transizioni familiari: l’uscita dalla casa dei genitori; la formazione di una famiglia propria; la genitorialità. L ’Italia si caratterizza da tempo per una diffusa posticipazione del distacco dalla famiglia di origine17: la quota di giovani tra 18 e 34 anni che vivono con i genitori è cresciuta di 8 punti percentuali dal 2002 (59,7 per cento), arrivando al 67,4 per cento nel 2022 (Figura 4.10). 17 Sul tema della posticipazione tra i giovani italiani degli eventi life maker, si rileva da molto tempo una ricca e ormai consolidata letteratura. Si rinvia ai lavori dell’Istituto IARD (Cavalli et al., 1993; Buzzi et al., 2002). Con riferimento alla posticipazione delle transizioni familiari, cfr.: Scabini et al., 1988; De Sandre, Ongaro et al., 1997; De Sandre et al., 1997, 1999; Istat, 2016. Riguardo a questi fenomeni nel Mezzogiorno: Gaudio, 1998; Cavalli, 1990. Figura 4.9 Giovani di 18-34 anni per le principali classifi cazioni territoriali. Anni 2003 e 2023 (valori e variazioni percentuali) 17,2 16,7 18,7 16,6 16,3 18,3 17,8 16,7 19,0 16,4 16,0 17,6 -16,7 -18,5 -27,1 -22,8-22,8 -21,7 -28,0 -11,8 -17,7 -27,5 -23,3-23,3 -24,8-24,8 -32,2-32,2-40 -30 -20 -10 0 10 20 30 Nord Centro Mezzogiorno Nord Centro Mezzogiorno Nord Centro Mezzogiorno Nord Centro Mezzogiorno Centri Aree interne Città Aree rurali % 18-34/totale - 2023 (%) Variazione 18-34 (2023-2003)18-34/totale - 2003 (%) Fonte: Istat, Ricostruzione intercensuaria della popolazione residente e Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni Istat | Rapporto annuale 2024 178 In tutte le regioni del Mezzogiorno, a eccezione di Sicilia e Abruzzo, l’incidenza è superiore alla media nazionale (fi no al 75,4 per cento in Campania), mentre nel Centro-Nord, tranne che nelle Marche (al 74,5 per cento) e in pochi altri casi, i livelli sono più bassi, con il minimo in Friuli-Venezia Giulia (57,1 per cento), unica regione con valori in calo. La permanenza nella famiglia di origine è molto più diffusa tra gli uomini (76 per cento) rispetto alle donne (67,4 per cento), ma tra le seconde si osserva un forte incremento (nel 2002 era il 66,7 per cento per gli uomini e il 52,6 per le donne). Si osserva la dilazione dei tempi di formazione di un nucleo fa- miliare proprio (Figura 4.11, sinistra) e della procreazione del primo fi glio (Figura 4.11, destra), passaggi che restano meno tardivi nel Mezzogiorno, soprattutto per l’età al primo matrimonio (31 anni circa), benché si registri anche qui un aumento generalizzato dell’età al primo fi glio. Figura 4.10 Giovani di 18-34 anni che vivono in famiglia per regione. Anni 2002 e 2022 (variazioni percentuali) 0 10 20 30 40 50 60 70 80 2002 2022 Fonte: Istat, Ricostruzione intercensuaria della popolazione residente e Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni Figura 4.11 Età media al primo matrimonio (sinistra) e alla nascita del primo fi glio (destra) per ripartizione geografi ca e genere. Anni 2002 e 2022 (in anni) 20 22 24 26 28 30 32 34 36 38 Italia Nord- ovest Nord-est Centro Sud Isole Maschi 2002 Maschi 2022 Femmine 2002 Femmine 2022 25 27 29 31 33 Italia Nord- ovest Nord-est Centro Sud Isole Femmine 2002 Femmine 2022 Fonte: Istat, Matrimoni e Iscritti in anagrafe per nascita
  2. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 179 Calo della popolazione giovanile e posticipazione delle transizioni familiari presentano spesso nessi reciproci, e risentono di specifi cità territoriali. Limitatamente al livello regionale, qui si può sottolineare come i contesti caratterizzati da elevata disoccupazione e debole sistema produt- tivo presentino un più accentuato calo dei giovani e transizioni posticipate verso l’età adulta. Le regioni maggiormente interessate da questi fenomeni – Sardegna, Calabria, Basilicata, Molise, Puglia – presentano anche valori molto contenuti nei principali parametri di sviluppo socio-economico (Figura 4.12a). In altri termini, la popolazione giovanile tende a ridursi con maggiore intensità nei territori con opportunità occupazionali carenti e bassa produzione di ricchezza e viceversa. Le regioni del Mezzogiorno ricadono tutte nel quadrante caratterizzato da economia debole e forte riduzione dei giovani. A sua volta, la permanenza prolungata in famiglia appare sintomatica dei vincoli di conte- sto versus l’autonomia propria di uno status adulto: indipendenza economica e abitativa, in primis. Emerge un nesso signifi cativo tra assetto socio-economico robusto e compimento della prima transizione familiare (Figura 4.12b), di norma propedeutica alle successive. Le convivenze protratte risultano più diffuse dove il tasso di disoccupazione è elevato e bassa la ricchezza prodotta, e viceversa. Tutto il Mezzogiorno si colloca nel quadrante caratteriz- zato da opportunità occupazionali ridotte e da permanenze protratte in famiglia. Le regioni settentrionali presentano condizioni di contesto più favorevoli e transizioni di norma più brevi. Tutti questi andamenti rischiano di alimentare il declino demografi co, anche per le maggiori probabilità di interferenza con i limiti fi siologici della procreazione. Ciò avviene soprattutto nel Mezzogiorno, dove nell’ultimo decennio si è accentuato, soprattutto tra le cittadine italiane, il fenomeno della denatalità causato dalla posticipazione delle nascite. Questo fenomeno inci- de inevitabilmente sulla riduzione della fecondità: più si ritardano le scelte di maternità, più si riduce l’arco temporale della fertilità disponibile per le potenziali madri18. 18 Cfr. Istat, 2023d. Figura 4.12a Regioni per tasso di variazione dei giovani (18-34 anni), tasso di disoccupazione (18-34 anni) e Pil pro capite (dimensione bolle, base Italia 2022=100). Anni 2002, 2022 e 2023 (valori e variazioni percentuali) PI VdA VdA d LI TR ER MA AB MO MO CAM CAM CAM AM AM PU BA CAL CAL CAL SI SA -45 -40 -35 -30 -25 -20 -15 -10 -5 0 0 10 20 30 Variazione % 2023/2002 dei 18-34 enni Tasso di disoccupazione 18-34 anni (Anno 2022) Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, Conti economici territoriali e Indagine Aspetti della vita quotidiana Figura 4.12b Regioni per giovani (18-34 anni) che vivono in famiglia, tasso di disoccupazione (18- 34 anni) e Pil pro capite (dimensione bolle, base Italia=100). Anno 2022 (valori percentuali) TR FVG VE ER TO T MA AB MO CAM CAM CAM PU BA CAL CAL CAL CAL SI SA 55 60 65 70 75 80 0 10 20 30 Vivono in famiglia 18-34 anni (Anno 2022) Tasso di disoccupazione 18-34 anni (Anno 2022) Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, Conti economici territoriali e Indagine Aspetti della vita quotidiana

Istat | Rapporto annuale 2024 180 4.2.2 Gli anziani nelle Città metropolitane 19 Cfr. WHO, 2007 e ISS https://www.epicentro.iss.it/ambiente/OmsAgeFriendly. 20 Cfr. Istat, 2023f. Nelle Città metropolitane, l’aumento della popolazione anziana, oltre a essere il risultato, qui come altrove, della transizione demografica, è riconducibile anche alle migrazioni che fino all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso hanno attratto consistenti flussi di persone dalle Aree Interne e Zone rurali verso i grandi centri, soprattutto del Nord e del Centro. Le coorti che, allora in giovane età, hanno alimentato questi flussi, oggi sono in età avanzata. Le città offrono molti vantaggi per invecchiare bene, ma presentano anche una serie di criticità, che richiedono azioni mirate. L ’invecchiamento demografico nel territorio urbano richiede capacità di adattamento e interventi di trasformazione, al fine di usare, o di rige - nerare, spazi, strutture e regole pensati per un diverso tipo di collettività. Una capacità traducibile in pratiche sia di modificazione dello spazio, sia sociali, per progettare interventi volti a migliorare tanto le condizioni di vita, quanto la percezione dell’invecchiamento. Il modello di città a misura di anziano ( age-friendly city ) è stato avviato dalla World Health Organization19 e riflette il tentativo di sviluppare comunità urbane a sostegno dei cittadini anziani. Queste realtà urbane promuovono l’invecchiamento attivo ottimizzando le oppor - tunità di salute, partecipazione e sicurezza, al fine di migliorare la qualità della vita degli anziani e il benessere dell’intera comunità. Al 1° gennaio 2023, la popolazione residente in Italia di 65 anni e più ammonta a 14 milioni 181 mila persone (24 per cento del totale): oltre 3,3 milioni in più rispetto al 1° gennaio 2003, con un’incidenza che diminuisce da Nord a Sud. Nelle 14 Città metropolitane risiedono 4,975 milioni di persone di 65 anni e più 20, il 35 per cento del contingente nazionale, con un aumento di 1,2 milioni in venti anni. Tra di essi prevale la componente femminile (77 uomini ogni 100 donne; contro 78,5 della media nazionale), in conseguenza della maggiore speranza di vita delle donne (Tavola 4.7). Nell’insieme delle Città metropolitane, l’indice di vecchiaia è inferiore alla media nazionale (182,9 anziani per 100 giovani di età inferiore a 15 anni, 193,1 in Italia), pur nell’ambito di una spiccata variabilità: i contesti metropolitani del Nord sono più invecchiati (Genova ha il primato: 272,3 anziani per 100 giovani) rispetto al Sud (175,8), e nel Mezzogiorno fanno eccezione Cagliari (237,1) e Messina (208,1). I capo - luoghi hanno un indice di vecchiaia più elevato (Cagliari ha 321 anziani ogni 100 giovani) rispetto alle cinture urbane (il primo anello di Palermo ne ha 112; il secondo di Napoli 110): questo fenomeno potrebbe essere riconducibile anche alle scelte abitative dei giovani, pro - babilmente più orientate verso l’ hinterland, dati i costi inferiori delle abitazioni. La fascia dei giovani anziani (65-74 anni) costituisce quasi la metà del totale; trent’anni fa essa era più consistente (di 10 punti percentuali). Ciò è un portato dell’allungamento della vita media, che si traduce in un incremento dei grandi anziani, con almeno 85 anni, per i due terzi donne e oggi pari al 16 per cento della popolazione anziana. Emerge il forte gradiente Nord-Sud: a Nord vive la quota più elevata dei grandi anziani (a Genova i grandi anziani sono quasi il 19 per cento della popolazione di 65 anni e più), mentre nei territori metropolitani del Sud è più alta la quota dei giovani anziani: Napoli spicca con oltre il 54 per cento sul totale di residenti di 65 anni e più. 4. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 181 La rete familiare rappresenta un supporto fondamentale per gli anziani, e il segmento di popo- lazione di 50-64 anni rappresenta il sostegno nel futuro per genitori o parenti anziani. L ’indice di sostegno ai genitori e parenti anziani, in crescita negli anni, arriva nel 2023 a 16 persone di 85 anni e più per 100 adulti di 50-64 anni nelle Città metropolitane (16,5 per cento in Italia). La domanda di maggiore sostegno è nei comuni capoluogo del Centro-Nord. Inoltre, gli anziani che vivono da soli sono quasi un terzo del totale della rispettiva fascia di età e ciò segnala la necessità di un sostegno per cura e assistenza. Per stili di vita e relazioni sociali, e partecipazione più attiva al mondo del lavoro, nonché per un livello più elevato di istruzione e migliori condizioni di salute, l’attuale popola- zione con almeno 65 anni presenta profi li differenti dal passato (cfr. par. 3.7.3). L ’istruzione si eleva per effetto dei progressi di coloro i quali, di anno in anno, fanno ingresso nella fascia anziana, ma resta nel complesso modesta. Nel 2021, quasi il 60 per cento degli anziani aveva al più la licenza media (Tavola 4.7), in sensibile decremento rispetto al 2011 (sei punti percentuali in meno), men- tre i diplomati sono quasi raddoppiati. Si osservano divergenze tra le ripartizioni geografi che: al Nord la quota di anziani con bassa istruzione (6 su dieci) è leggermente più accentuata rispetto al Centro, mentre quando si considera il titolo secondario, il Centro-Nord si stacca decisamente dal Mezzogiorno (un diplomato su quattro rispetto a uno su cinque). Al Centro si registra una maggiore presenza di titoli più alti (oltre un anziano laureato su dieci), mentre nel Mezzogiorno il 10 per cento circa non possiede alcun titolo. Questa quota è comunque ridotta di quasi due terzi rispetto al 2011. Tavola 4.7 Indicatori sulle persone di 65 anni e più nelle Città metropolitane. Anni vari (valori percentuali) (a) Totale Maschi Femmine Torino 221,4 221,4 221,4 221,4 221,4 221,4 77,6 221,4 77,6 62,162,1 25,4 8,1 8,1 5,7 8,4 3,5 90,55,7 8,4 3,5 90,55,7 8,4 3,5 90,55,7 8,4 3,5 90,55,7 8,4 3,5 90,5 Milano 179,6 179,6 179,6 179,6 179,6 179,6 73,9 179,6 73,9 54,7 30,3 11,5 11,5 6,9 10,8 4,0 90,76,9 10,8 4,0 90,76,9 10,8 4,0 90,76,9 10,8 4,0 90,76,9 10,8 4,0 90,76,9 10,8 4,0 90,7 Venezia 222,0 222,0 222,0 222,0 222,0 222,0 78,0 222,0 78,0 66,9 21,2 7,0 7,0 6,1 9,4 3,6 85,76,1 9,4 3,6 85,76,1 9,4 3,6 85,76,1 9,4 3,6 85,76,1 9,4 3,6 85,7 Genova 272,3 272,3 272,3 272,3 272,3 73,9 272,3 73,9 55,3 30,7 11,4 11,4 6,7 10,2 4,1 89,06,7 10,2 4,1 89,06,7 10,2 4,1 89,06,7 10,2 4,1 89,06,7 10,2 4,1 89,0 Bologna 204,2 204,2 204,2 204,2 204,2 204,2 76,8 204,2 76,8 58,0 25,9 25,9 12,1 12,1 7,4 11,2 4,5 92,67,4 11,2 4,5 92,67,4 11,2 4,5 92,67,4 11,2 4,5 92,67,4 11,2 4,5 92,67,4 11,2 4,5 92,6 Firenze 219,9 219,9 219,9 219,9 219,9 219,9 76,1 219,9 76,1 60,960,9 23,2 11,6 11,6 7,7 11,7 4,8 89,87,7 11,7 4,8 89,87,7 11,7 4,8 89,87,7 11,7 4,8 89,87,7 11,7 4,8 89,87,7 11,7 4,8 89,8 Roma 178,3 178,3 178,3 178,3 178,3 178,3 74,4 178,3 74,4 49,8 30,8 15,5 7,8 11,5 5,0 85,17,8 11,5 5,0 85,17,8 11,5 5,0 85,17,8 11,5 5,0 85,17,8 11,5 5,0 85,17,8 11,5 5,0 85,1 Napoli 135,5 135,5 135,5 135,5 78,5 135,5 78,578,5 135,5 78,578,5 135,5 78,5 63,863,8 20,2 9,2 9,2 6,5 10,6 3,3 84,06,5 10,6 3,3 84,06,5 10,6 3,3 84,06,5 10,6 3,3 84,06,5 10,6 3,3 84,0 Bari 186,2 186,2 186,2 186,2 186,2 81,3 186,2 81,381,3 186,2 81,381,3 186,2 81,3 61,761,7 20,1 8,9 8,9 5,4 8,7 2,7 84,55,4 8,7 2,7 84,55,4 8,7 2,7 84,55,4 8,7 2,7 84,55,4 8,7 2,7 84,55,4 8,7 2,7 84,55,4 8,7 2,7 84,5 Reggio Calabria 173,5 173,5 173,5 173,5 173,5 173,5 82,1 173,5 82,1 57,3 20,8 10,1 10,1 6,1 9,1 3,7 90,76,1 9,1 3,7 90,76,1 9,1 3,7 90,76,1 9,1 3,7 90,76,1 9,1 3,7 90,7 Palermo 161,3 161,3 161,3 161,3 161,3 161,3 78,3 161,3 78,378,3 161,3 78,3 62,062,0 18,4 10,1 10,1 5,5 8,4 3,2 83,35,5 8,4 3,2 83,35,5 8,4 3,2 83,35,5 8,4 3,2 83,35,5 8,4 3,2 83,3 Messina 208,1 208,1 208,1 208,1 208,1 79,6 208,1 79,679,6 208,1 79,679,6 208,1 79,6 60,860,8 21,9 10,6 10,6 5,9 8,6 3,8 88,55,9 8,6 3,8 88,55,9 8,6 3,8 88,55,9 8,6 3,8 88,55,9 8,6 3,8 88,5 Catania 151,7 151,7 151,7 151,7 151,7 78,6 151,7 78,678,6 151,7 78,678,6 151,7 78,6 59,359,3 20,4 9,7 9,7 6,0 9,1 3,5 82,76,0 9,1 3,5 82,76,0 9,1 3,5 82,76,0 9,1 3,5 82,76,0 9,1 3,5 82,7 Cagliari 237,1 237,1 237,1 237,1 237,1 237,1 76,0 237,1 76,0 54,7 24,8 13,2 13,2 7,2 10,3 4,8 82,47,2 10,3 4,8 82,47,2 10,3 4,8 82,47,2 10,3 4,8 82,47,2 10,3 4,8 82,47,2 10,3 4,8 82,4 Totale CM 182,9 182,9 182,9 182,9 182,9 182,9 182,9 182,9 182,9 76,7 182,9 76,7 58,0 25,4 11,1 11,1 6,7 10,1 6,7 10,1 6,7 10,1 4,0 4,0 87,2 ITALIA 193,1 193,1 193,1 193,1 193,1 193,1 193,1 78,5 193,1 78,578,5 193,1 78,578,5 193,1 78,578,5 193,1 78,5 61,961,9 23,3 8,8 8,8 6,5 10,0 6,5 10,0 6,5 10,0 3,8 3,8 88,388,3 Nord-ovest 200,6 200,6 200,6 200,6 200,6 200,6 77,2 200,6 77,2 63,363,3 25,5 8,0 8,0 6,3 9,8 6,3 9,8 6,3 9,8 3,5 3,5 90,3 90,3
Nord-est 195,5 195,5 195,5 195,5 195,5 78,8 195,5 78,878,8 195,5 78,878,8 195,5 78,8 64,364,3 24,1 8,0 8,0 7,1 11,0 7,1 11,0 7,1 11,0 7,1 11,0 4,0 4,0 90,3 90,3
Centro 204,1 204,1 204,1 204,1 204,1 204,1 77,5 204,1 77,5 58,558,5 25,5 11,1 11,1 7,3 10,9 7,3 10,9 7,3 10,9 7,3 10,9 4,6 4,6 87,6 87,6
Sud 175,8 175,8 175,8 175,8 175,8 80,3 175,8 80,380,3 175,8 80,380,3 175,8 80,3 61,261,2 19,9 8,5 8,5 5,9 9,3 5,9 9,3 5,9 9,3 3,2 3,2 86,6 86,6
Isole 188,5 188,5 188,5 188,5 188,5 79,5 188,5 79,579,5 188,5 79,579,5 188,5 79,5 62,162,1 19,2 8,7 8,7 5,7 8,6 5,7 8,6 5,7 8,6 3,5 3,5 84,3 84,3
Tasso di occupazioneRapporto mascolinità Indice vecchiaia Licenza elementare e media Diploma di II grado o qualificazione professionale Titolo studio terziario Tasso pensio- namento CITTÀ
METROPOLITANE Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Indicatori demografi ci (al 1°gennaio 2023), Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni (2021) e Indagine Statistiche della previdenza e dell’assistenza sociale. I trattamenti pensionistici (2021) (a) Il diploma di secondo grado comprende il diploma di tecnico superiore ITS; il titolo di studio terziario comprende la laurea di I, II livello e dottorato di ricerca. Istat | Rapporto annuale 2024 182 I residenti di 65 anni e più dei territori metropolitani sono più istruiti rispetto alla media del Paese. Oltre un terzo è in possesso almeno del diploma e l’11,1 per cento ha conseguito una laurea o altro titolo terziario. Nella Città metropolitana di Roma si concentra la quota maggiore di anziani più istruiti (oltre il 46 per cento possiede almeno il diploma); la compo - nente dei diplomati è più bassa al Sud, anche se il valore minimo si registra a Venezia (7 per cento). Nei comuni capoluogo delle Città metropolitane, più anziani hanno livelli di istruzione elevati e possiedono almeno un diploma. A livello nazionale gli uomini anziani con istruzione terziaria sono 112 ogni 100 donne della stessa fascia di età (nel 2011 erano 149 ogni 100). La differenza di genere è più bassa nei capoluoghi, più accentuata nelle cinture urbane. La partecipazione al mercato del lavoro è uno dei tratti distintivi dell’invecchiamento at - tivo: nel 2021, gli occupati di 65 anni e più sono 915 mila (tasso di occupazione pari al 6,5 per cento a livello nazionale). Nord-est e Centro risultano più dinamici rispetto alle altre ripartizioni geografiche (sono occupati poco più del 7 per cento degli anziani). Nelle 14 Città metropolitane, una quota analoga di popolazione di 65 anni e più (6,7 per cento; 328 mila unità) è ancora occupata, sebbene con un divario di genere piuttosto marcato: un anziano su dieci, contro meno della metà tra le donne (4 per cento). Nelle Città me - tropolitane del Centro-Nord, i tassi di occupazione maschile e femminile sono più alti. Roma è capofila (11,5 e 5,0 per cento rispettivamente), seguita da Firenze e Bologna. Tra i comuni capoluogo, la città di Milano detiene il primato dell’occupazione maschile per la popolazione di 65 anni e più (14 occupati su 100) e anche del divario di genere (circa 9 punti percentuali). Se dal capoluogo ci si sposta verso i comuni del primo e secondo anello urbano, l’occupazio- ne decresce di 1,5 punti. Emerge una maggior partecipazione lavorativa nelle cinture urbane del Centro-Nord: Bologna, Firenze e Roma si distinguono per un tasso di occupazione ma - schile superiore all’11 per cento. I livelli occupazionali delle fasce più adulte sono stati condizionati dalle riforme pensionistiche, che hanno innalzato i requisiti anagrafici di accesso ai benefici, determinando una maggiore permanenza nel mondo del lavoro, facilitata anche da migliori condizioni di vita nella fascia 65-74 anni. Il tasso di pensionamento segnala che nei territori metropolitani sono in pensione 87 persone di 65 anni e più ogni 100 (un punto sotto la media nazionale): nel 2012 erano 92 su 100. L ’indicatore è più elevato nel Nord, con l’apice a Bologna (quasi 93 pensionati ogni 100 persone di 65 anni e più), cui seguono Reggio Calabria e Milano. Le Città metropolitane del Sud sono in coda, in virtù di una struttura di età più giovane. 21 Per la definizione di mortalità evitabile si può consultare il Glossario. 22 Per le definizioni di prevenzione primaria e secondaria si può consultare il Glossario. 4.2.3 Mortalità evitabile: divari e principali cause Lo studio della mortalità evitabile fornisce informazioni sulla salute della popolazione e sulla qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini. Declinata nelle due componenti prevenibile e trattabile21, descrive la quota di decessi avvenuti entro i 74 anni di età che potrebbero essere prevenuti e ridotti attraverso politiche di intervento orientate a rendere i sistemi sanitari più accessibili ed efficienti, all’adozione di comportamenti individuali salutari e alla limitazione di fattori di rischio ambientali. I decessi prevenibili sono definiti tali perché potrebbero essere evitati attraverso efficaci interventi di prevenzione primaria e di salute pubblica; quelli tratta - bili si riferiscono ai decessi che potrebbero essere contenuti grazie a un’assistenza sanitaria tempestiva ed efficace di prevenzione secondaria e di trattamenti sanitari adeguati22. In Italia nel 2021 la mortalità evitabile, inclusa quella da COVID-19, è stata di 19,2 decessi ogni 10 mila 4. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 183 abitanti (il 66,4 per cento dei casi della mortalità entro i 74 anni), di cui i due terzi imputabile a cause prevenibili e il resto a cause trattabili23. L’inclusione della mortalità da COVID-19 nel calcolo24 genera una dinamica irregolare dell’in- dicatore, con un miglioramento rispetto al triennio 2007-2009 (-1,9 decessi ogni 10 mila abi- tanti), e un peggioramento rispetto al triennio precedente (2017-2019: +2,2 decessi ogni 10 mila abitanti) per poi mantenere, nel 2021, un livello simile al 2020 (Figura 4.13). Infatti, la pandemia ha invertito la riduzione del fenomeno, con un impatto negativo più pronunciato nel Nord-ovest. In questa ripartizione, nel 2020 la mortalità evitabile ha superato la media nazionale, registrando 21,5 decessi ogni 10 mila abitanti (circa 5 in più rispetto al triennio 2017-2019, ma in parziale miglioramento già nel 2021). Questa crescita è ampiamente ri- conducibile alla componente prevenibile che nel 2020, eccezionalmente, supera quella delle altre ripartizioni geografi che raggiungendo 15,1 decessi ogni 10 mila abitanti, di cui circa un terzo riconducibile al COVID-19. Il Nord-est, nello stesso periodo, mostra tassi di mortalità evitabile più contenuti, 16,9 ogni 10 mila abitanti nel 2021, con un incremento di quasi 2 de- cessi ogni 10 mila rispetto alla media del triennio 2017-2019. Nel Sud e nelle Isole, l’elevato livello del fenomeno osservato in tutti i periodi analizzati sottolinea l’importanza di mettere in atto interventi di prevenzione primaria e di salute pubblica per il contenimento della mortalità prevenibile (pari, rispettivamente, a 14,4 e 13,7 decessi ogni 10 mila abitanti nel 2021). In questi territori, è più elevata anche la mortalità trattabile, responsabile nel 2021 di 7,7 decessi ogni 10 mila abitanti (6,4 in Italia), che diminuisce rispetto al triennio 2007-2009 a una velocità più contenuta delle altre aree geografi che (Sud -12 per cento; Isole -15 per cento; Italia -19 per cento). Rispetto al triennio 2017-2019 la mortalità trattabile, a livello nazionale segna un ulteriore calo del 3 per cento, con un aumento dell’1,4 per cento nel Sud e del 2 per cento nelle Isole. 23 Si utilizzano i tassi standardizzati, applicando il metodo diretto e utilizzando la popolazione europea del 2013. 24 La lista di cause trattabili e prevenibili, nel 2020, è stata integrata con le cause di mortalità riconducibili al COVID-19 classifi cate nella mortalità prevenibile. Figura 4.13 Mortalità evitabile (prevenibile e trattabile) per ripartizione geografica e Città metropolitane. Medie triennali 2007-2009, 2017-2019, 2020 e 2021
(tassi standardizzati per 10 mila abitanti) 0 5 10 15 20 25 Italia Nord-ovest Nord-est Centro Sud Ripartizioni geografiche Isole Comuni capoluogo Comuni I cintura Comuni II cintura Totale C.M. Città metropolitane 2007-2009 Prevenibile 2007-2009 Trattabile 2017-2019 Prevenibile 2017-2019 Trattabile 2020 Prevenibile 2020 Trattabile 2021 Prevenibile 2021 Trattabile Fonte: Istat, Indagine sui decessi e le cause di morte