- L'Italia dei territori: sfide e potenzialità 195 coerenza tra profili di solidità dei sotto-sistemi economico e sociale territoriali. Infatti, i raggrup- pamenti forti guadagnano popolazione, anche in virtù di una maggiore attrattività per i flussi migratori, mentre le province con economie più deboli perdono residenti e presentano un saldo migratorio negativo. L’assetto del capitale umano nel primo caso è visibilmente migliore, così come il livello di occupazione (parzialmente ricompreso tra le variabili incluse nell’indice). Questi elementi restituiscono, seppure in maniera estremamente schematica, l’ampiezza e profondità delle disparità tra sistemi socio-economici territoriali in Italia, suggerendo come il tema dello sviluppo locale presenti implicazioni ed esiti importanti per l’assetto e le prospettive dei territori. 29 Il fondamento giuridico è il titolo V del Trattato di Roma con l’intestazione Coesione economica e sociale, intro- dotto nel 1986, in cui si riconosce che la coesione economica e sociale all’interno della Comunità è una parte essenziale del completamento del mercato unico. 30 La politica di coesione è articolata in cicli di programmazione pluriennale, con una durata formale corrispon- dente a quella del Quadro finanziario pluriennale dell’Ue (7 anni). Dal 1988, ha beneficiato di un forte aumento del suo bilancio ed è diventata, la politica dell’Unione quantitativamente più importante. Durante il periodo 2021-2027 essa è finanziata attraverso il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) ed è affiancata da uno sforzo di spesa straordinario denominato Next Generation EU (NG-EU). La politica di coesione, con riferimento al periodo 2021-2027, assorbe 330 miliardi di euro (prezzi 2018), il 30,7 per cento delle risorse stanziate nel QFP. L’allocazione di queste risorse si basa principalmente sul Pil pro capite. 4.3.2 Le politiche per lo sviluppo e la convergenza Obiettivo primario dell’Ue27 è promuovere uno sviluppo armonioso dei propri territori29. Il principale strumento di investimento per attuare tale obiettivo è la politica di coesione, alla quale è destinato circa un terzo del bilancio europeo e ha come riferimento non gli Stati mem- bri, ma le singole regioni dell’Unione30. Tavola 4.8 Province italiane per livello di forza economica e relativi indicatori di solidità demografica e di capitale umano. Anni 2002, 2021 e 2022 Province CLUSTER Torino, Aosta, Geno- va, Milano, Bolzano/ Bozen, Trento, Vero- na, Vicenza, Trevi- so, Padova, Trieste, Parma, Reggio nell'Emilia, Modena, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Lecco, Lodi, Monza e della Brianza Vercelli, Novara, Cuneo, Alessandria, Savona, La Spezia, Varese, Como, Sondrio, Bergamo, Brescia, Pavia, Cremona, Mantova, Belluno, Venezia, Udine, Piacenza, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Pesa- ro e Urbino, Ancona, Macerata, Lucca, Arezzo, Siena, Cagliari, Pordenone, Biella, Rimini Asti, Imperia, Rovigo, Gorizia, Ascoli Piceno, Mas- sa-Carrara, Pistoia, Livorno, Grosseto, Perugia, Terni, Viterbo, Latina, Frosinone, L'Aquila, Teramo, Pescara, Chieti, Bari, Lecce, Potenza, Palermo, Prato, Verbano-Cu- sio-Ossola, Fermo Rieti, Caserta, Benevento, Napoli, Avellino, Salerno, Campobasso, Foggia, Taranto, Brindisi, Mate- ra, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Trapani, Messina, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa, Siracusa, Sassari, Nuoro, Isernia, Oristano, Crotone, Vibo Va- lentia, Barletta-An- dria-Trani, Sud Sardegna Forza economica Molto forte Abbastanza forte Abbastanza debole Molto debole Popolazione (1° gennaio 2022, valori percentuali) 35,6 23,0 16,3 25,1 Popolazione (1° gennaio 2022-2002, variazioni percentuali) 9,0 5,6 1,0 -3,4 Tasso migratorio totale (2022, per mille abitanti) 6,6 7,3 3,3 -0,5 Tasso di occupazione (15 anni e più; 31 dicembre 2021) 50,7 49,3 42,9 37,7 Bassa istruzione (valori percentuali; 31 dicembre 2021) (a) 43,6 49,0 49,9 53,2 Istruzione terziaria (valori percentuali; 31 dicembre 2021) (b) 13,6 10,1 10,6 10,0 Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Movimento e calcolo della popolazione residente annuale e Censimento permanente della Popolazione e delle Abitazioni (a) Titoli inferiori al diploma secondario di II grado, 9 anni e più. (b) Titoli superiori al diploma secondario di II grado.
Istat | Rapporto annuale 2024 196 Negli ultimi venti anni, al contrario di quanto avvenuto in alcune zone dell’Europa dell’Est, i territori italiani, e in particolare quelli economicamente meno avanzati, non hanno mostrato alcun processo di convergenza verso il dato medio dell’Unione europea31 (Figura 4.22). Tra il 2000 e il 2022, tutte le regioni italiane hanno sperimentato tassi di crescita del Pil pro capite in Parità di Potere di Acquisto (PPA) inferiori alla media dell’Ue27 indipendentemente dalla loro posizione in termini di Pil pro capite nel 2000. Tuttavia, restringendo l’analisi agli ul- timi quattro anni (2019-2022), si osserva una tendenza al recupero, anche grazie alle politiche espansive poste in essere in Italia (più che per l’insieme dell’Ue). Il tasso di crescita medio annuo del Pil pro capite in PPA ha superato quello medio dell’Unione nella maggior parte delle regioni italiane (le uniche eccezioni negative sono Toscana, Umbria, Lazio, Piemonte, e Abruzzo). Il differenziale del Pil pro capite delle regioni italiane rispetto a quello medio dell’Ue27, e in particolare quello delle regioni italiane meno sviluppate rifl ette, insieme, i tassi di occupazione e la produttività del lavoro meno elevati della media. In Italia, tra il 2004 e il 2023 il tasso di occupazione è cresciuto dal 57,4 per cento della po- polazione in età di lavoro (15-64 anni) al 61,5 per cento (e fi no al 61,9 a febbraio 2024), com- pendiando un aumento di circa 900 mila occupati e una riduzione di circa 1 milione nella po- polazione in età di lavoro, a causa dell’invecchiamento (cfr. par. 2.4). A causa dell’andamento peggiore dell’economia, il divario con la media dell’Ue27 è cresciuto approssimativamente da 4 a 9 punti percentuali. Nel 2022, per la popolazione 20-64 anni, queste differenze si amplifi cano sul territorio dove, inoltre, e per conseguenza, sono più ampie le differenze di genere. Tra le persone più istruite (con titolo terziario), invece, i differenziali inter-regionali sono molto inferiori. Nelle regioni del Mezzogiorno, sono di rifl esso molto ampi i differenziali per livello di istruzione, ma i tassi di occupazione delle donne istruite sono comparabili a quelle degli uomini (Figura 4.23). 31 Cfr. Istat, 2023e. Figura 4.22 Regioni europee e italiane per tasso di crescita medio annuo del Pil pro capite in PPA. Anni 2000 e 2022 (sinistra), 2019 e 2022 (destra) (variazioni percentuali) Tasso di crescita medio UeTasso di crescita medio UeTasso di crescita medio Ue Tasso di crescita medio Ue 0,0 1,5 3,0 4,5 6,0 7,5 9,0 8,0 8,5 9,0 9,5 10,0 10,5 11,0 Tasso di crescita medio annuo del Pil pro capite in ppa, 2022-2000 Pil pro capite in ppa, anno 2000 (valori in logaritmo) Pil pro capite in ppa Pil pro capite in ppa Pil pro capite in ppa Ue27 2000 Ue27 2000 Ue27 2000 Regioni Ue 27 Regioni Italia Tasso di crescita medio UeTasso di crescita medio Ue ItaliaItaliaItaliaItaliaItaliaItaliaItaliaItaliaItaliaItaliaItalia Piemonte Valle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’AostaValle d’Aosta Liguria Lombardia Mo…Mo…Mo…PugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaPugliaMo…PugliaMo… BasilicataBasilicataBasilicataBasilicata CalabriaCalabriaCalabriaCalabria SiciliaSicilia SardegnaSardegnaSardegnaSardegnaSardegnaSardegnaSardegnaSardegnaSardegna Bolzano/BozenBolzano/BozenTrentoBolzano/BozenTrentoBolzano/Bozen VenetoVenetoVenetoVeneto Friuli-Friuli-LombardiaFriuli-Lombardia Ven.Giulia Emilia-Bolzano/BozenEmilia-Bolzano/Bozen RomagnaRomagnaRomagnaRomagna ToscanaVen.GiuliaToscanaVen.Giulia UmbriaUmbriaUmbriaUmbriaUmbria MarcheMarcheMarche LazioLazioLazioLazioLazio -2,5 0,0 2,5 5,0 7,5 10,0 12,5 15,0 17,5 8,0 9,0 10,0 11,0 12,0 Tasso di crescita medio annuo Pil pro capite in ppa anni 2019-2022 Pil pro capite in ppa del 2019 (valori in logaritmo) Pil pro capite in ppa Pil pro capite in ppa Pil pro capite in ppa Ue27 2019 Ue27 2019 Regioni Ue 27 Regioni Italia Fonte: Istat, Elaborazioni su dati Eurostat, Regional National Accounts
- L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 197 Il premio dell’istruzione già osservato a livello nazionale (cfr. par. 2.3.1) è quindi molto maggio- re per le donne delle regioni dove i tassi di occupazione sono più bassi. CULTURA E CREATIVITÀ NEI TERRITORI ITALIANI L ’Istat, in seguito al lavoro congiunto con il Dipartimento delle politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del Progetto Informazione statistica territoriale e settoriale per le politiche di coesione 2014-2020, ha prodotto una classifi cazione delle attività culturali e creative. I settori considerati sono: audio-video, musica e software, editoria, libri e stampa, formazione, patrimonio culturale, spettacoli dal vivo e intrattenimento, architettura e design, artigianato, comunicazione (cfr. Istat, 2022b). Tale classifi cazione permette di analizzare le imprese che si dedicano alla cultura e alla creatività in Italia e che svolgono un ruolo rilevante nelle economie locali, contribuendo alla vitalità e alla caratterizzazione di quei territori. Nel 2021 il settore culturale e creativo era costituito da 365.496 unità locali (7,4 per cento del totale), impiegava 878.250 addetti (pari al 5 per cento del totale degli addetti delle imprese italiane) ed era capace di generare 37,8 miliardi di euro di valore aggiunto, corrispondente al 4,1 per cento dell’intera attività economica del Paese. Rispetto al 2015, il comparto ha lievemente incrementato il suo peso in termini di unità locali (0,5 punti percentuali), mentre l’incidenza sul totale degli addetti è diminuita di 0,1 punti percentuali e quella relativa al valore aggiunto di 0,4 punti. Dal punto di vista territoriale, si osserva una maggiore concentrazione di imprese culturali e creative nelle regioni del Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno, il quale, tuttavia, risulta più vitale nella creazione di nuove imprese (Tavola 1). Il settore è caratterizzato dal contributo di diversi raggruppamenti che incidono differentemente: il comparto manifatturiero artigianale occupa il 42,6 per cento degli addetti, quello dell’editoria il 18 per cento, la comunicazione il 10 per cento, il comparto dell’audio-video, musica e software il 9 per cento, il patrimonio culturale il 7,6 per cento e i settori riconducibili agli spettacoli dal vivo e intrattenimento il 6,2 per cento. I settori legati alla formazione e all’architettura e design in termini di addetti rappresentano rispettivamente il 3,4 e 3,2 per cento delle imprese culturali e creative. Figura 4.23 Tassi di occupazione della popolazione 20-64 anni nelle regioni per genere e titolo di studio. Anno 2022 (valori percentuali) 30 40 50 60 70 80 90 % Femmine Maschi Laureate/i Fonte: Istat, Elaborazioni su dati Eurostat, Labour Force Survey Istat | Rapporto annuale 2024 198 Anche nella sua distribuzione spaziale, il settore culturale e creativo presenta una forte eterogeneità, sia in termini di peculiarità territoriale sia per quanto riguarda il contributo offerto da ogni comparto alle specializzazioni produttive di ciascun territorio. Si considera specializzata quella provincia in cui si presenta un valore del quoziente di localizzazione, tra gli addetti alle unità locali del settore (rispetto al totale degli addetti) e la corrispondente quota calcolata a livello nazionale, superiore a 1. Per il settore delle attività culturali e creative nel suo insieme nel 2021 erano specializzate ventiquattro province, nelle quali risiedono circa diciannove milioni e mezzo di abitanti, pari al 22,4 per cento della popolazione italiana. Analizzando la specializzazione a livello di singolo comparto, diciassette province (11,7 per cento di popolazione) prevalentemente del Centro- Sud non presentano alcuna specializzazione; ben trenta province (con il 22,7 per cento dei residenti) ne segnalano almeno una; ventinove casi (con il 22,6 per cento dei residenti), distribuiti similmente in tutto il Paese, presentano almeno due specializzazioni; diciotto province (14,6 per cento dei residenti) hanno tre specializzazioni e, tredici, in cui però risiede il 28,3 per cento Tavola 1 Quota di imprese a vocazione culturale e creativa per ripartizione geografi ca. Anno 2021 (valori percentuali) Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole Italia Unità locali 7,6 8,4 8,4 5,6 5,5 7,4 Addetti 5,0 5,1 6,1 3,8 3,7 5,0 Valore aggiunto (prezzi correnti) 4,0 4,0 5,8 2,7 2,6 4,1 Addetti delle nuove imprese 4,0 3,4 4,5 6,8 7,1 4,5 Fonte: Elaborazioni su dati Istat Figura 1 Specializzazioni nei comparti culturali e creativi per provincia. Anno 2021 (valori assoluti) 0 1 2 3
3 Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Asia unità locali