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  1. L'Italia dei territori: sfide e potenzialità 199 della popolazione, ne segnalano da quattro a sette in più ambiti del settore. Questi ultimi territori, caratterizzati da una multi-specializzazione, sono ubicati in prevalenza lungo la fascia appenninica dell’Italia centrale e nel Nord: Monza e della Brianza, Torino, Siena, Venezia, Verona, tutte con quattro specializzazioni; Rimini, Viterbo, Como, Padova (con cinque specializzazioni); Bologna, Roma, Milano, Firenze (con sei specializzazioni). La presenza di numerose specializzazioni in una provincia non indica necessariamente un’eccellenza rispetto alle altre, ma piuttosto una maggiore capacità di differenziazione produttiva nel settore di riferimento. I diversi comparti culturali e creativi hanno un impatto differenziato sulla specializzazione settoriale dei territori. Le attività legate al patrimonio culturale sono quelle in cui è specializzato il maggiore numero di province (46). Seguono il comparto degli spettacoli dal vivo e intrattenimento (33 province) e quello dell’architettura e design (31 province). L ’editoria, i libri e la stampa connotano la specializzazione di 26 province, mentre le attività manifatturiere a prevalenza artigianale e la formazione culturale sono presenti in 24 casi. Infine, i rimanenti due settori dell’audiovisivo, della musica e del software e quello delle attività di comunicazione, si caratterizzano, in termini di specializzazione produttiva, rispettivamente, in 14 e 8 province. 32 Cfr. Istat, 2024a. 4.3.3 Divari territoriali nel settore primario I dati del 7° Censimento generale dell’agricoltura32, integrati con altre fonti, permettono di clas- sificare le aziende agricole in gruppi omogenei. Le unità produttive attive nel settore agricolo ammontano a poco più di un milione (aziende agricole e altre imprese della sezione A della classificazione ATECO). La Superficie Agricola Utilizzata (SAU) è di circa 12,5 milioni di ettari, con una dimensione media di 10,6 ettari. Il valore mediano della produttività agricola a livello co- munale si attesta sui 19 mila euro per addetto. Il livello del costo unitario del lavoro è superiore di circa 5 mila euro. Ciò conferma la prevalenza di margini operativi lordi di gestione negativi, in cui il valore aggiunto per addetto non sempre riesce a remunerare il costo medio dell’input di lavoro dipendente. L ’insieme più importante è rappresentato dalle imprese agricole, che costituiscono un terzo delle unità produttive ma coprono i due terzi della SAU, detengono l’86,5 per cento delle Unità di Bestiame Adulto (UBA), impiegano i due terzi della forza lavoro e rappresentano il 90 per cento del valore aggiunto del settore. La performance produttiva delle 350 mila imprese agricole distribuite sul territorio nazionale è molto eterogenea e tra le tante varietà comporta- mentali è possibile individuare cluster tipologici con buone performance, associate a compor- tamenti virtuosi dal punto di vista dell’innovazione e della propensione alla pratica biologica. La valutazione della performance a livello comunale parte dalla costruzione di diversi indicatori: il valore aggiunto per addetto, come proxy della produttività del lavoro; il costo unitario del lavoro come indicatore della remunerazione del fattore lavoro; il grado di integrazione verticale come quota del valore aggiunto sul fatturato, che indica il grado di internalizzazione delle funzioni aziendali; il return on sales come rapporto tra margine operativo lordo e fatturato; la quota di im- prese biologiche; la quota di imprese con investimenti innovativi e la quota di fatturato esportato all’estero. Le procedure utilizzate per l’analisi dei dati sono volte a identificare una partizione dei comuni in relazione agli indicatori comunali. A tale scopo si è utilizzata una tecnica di clustering che tiene conto anche del peso della contiguità spaziale dei comuni. Questa prima classificazio- ne è accompagnata dall’analisi dell’autocorrelazione spaziale (globale e locale) della produttività eseguita per ciascuna delle cinque macroaree geografiche. Le due procedure hanno restituito due diversi layer territoriali che sovrapposti disegnano una geografia della performance eco- nomica delle imprese a livello comunale. Alle aree geografiche e a quelle funzionali delle Aree Interne, si aggiungono quindi quella della geografia della performance economica e quella della territorializzazione della produttività. L ’altro obiettivo dell’analisi è di indagare l’intensità della relazione tra la produttività e la specificità geo-economica dell’agricoltura italiana. Istat | Rapporto annuale 2024 200 A tale scopo si è identificato un modello di regressione quantilica che dà conto di come varia- no i quantili della produttività al mutare delle modalità dei diversi raggruppamenti territoriali. Riguardo alla performance economica delle imprese agricole a livello comunale, i test sulla procedura di clustering, condotta sui relativi indicatori, hanno suggerito come soluzione otti- male una suddivisione dei comuni in 5 gruppi33 (Tavola 4.9). L’indice di correlazione di Moran per tutti i comuni (0,359) segnala la presenza di un processo di aggregazione di intensità medio basso. Pressoché simile è il valore calcolato solo sui co- muni del Nord-ovest (0,357). Su livelli inferiori si posizionano i comuni delle Isole (0,313), del Sud (0,284), del Nord-est (0,284) e del Centro (0,150). Il territorio, nelle diverse declinazioni so- cio-economico-culturali e morfologiche sulle quali fanno perno le tre tipologie di suddivisione geografica, rimane quindi non solo un contenitore di informazioni, ma una vera e propria variabile esplicativa delle peculiarità e delle eterogeneità del settore agricolo. Il primo gruppo è stato denominato “Già e non ancora: il Mezzogiorno a bassa redditività”. Esso si caratterizza per una remunerazione del lavoro relativamente più alta rispetto ad altre aree del Mezzogiorno, la maggiore diffusione di pratiche biologiche, ma una redditività più bassa. Si tratta del gruppo più numeroso, in cui confluisce il 37,2 per cento delle aziende e circa un terzo dei comuni italiani, che presenta una forte continuità territoriale nelle regioni del Mezzogiorno e del Centro, localizzate sia nei territori montuosi dell’arco appenninico, il Gargano e le zone costiere del Centro. Il secondo gruppo – “Il Centro-Nord innovativo, integrato e redditivo” – raggruppa circa il 27 per cento dei comuni e delle imprese agricole. Queste aziende si mostrano più innovative e re- munerative con una redditività delle vendite pari al 47,2 per cento. Inoltre, risultano anche molto in- tegrate nella filiera produttiva, con un’alta propensione all’internalizzazione delle funzioni aziendali. 33 L’analisi della varianza registra differenze statisticamente significative della produttività media in relazione alle Macroaree geografiche (p-value<0,02), alle Aree Interne (p-value<0,001), partizioni economiche (p-va- lue<0,001). In particolare dai test post hoc (confronti a due a due tra le modalità di ciascuna delle quattro partizioni) sono risultate significative le differenze tra: Centro-Isole è statisticamente significativo e, per quanto riguarda le Aree Interne (A-Polo/B-Polo intercomunale; B-Polo intercomunale/C-Cintura; B-Polo intercomuna- le/D-Intermedio; B-Polo intercomunale/E-Periferico; B-Polo intercomunale/F-Ultra periferico) tra le interazioni è significativa solo quella tra Macroaree geografiche e Aree Interne (p-value<0,02). Tavola 4.9 Indicatori strutturali ed economici delle imprese agricole, a livello comunale, per cluster di performance. Anni 2020-2021 (a) Cluster 1 Cluster 2 Cluster 3 Cluster 4 Cluster 5 Totale Aziende (%) 37,2 26,8 16,5 0,8 18,7 100,0 Comuni (%) 33,5 27,4 22,2 9,4 7,5 100,0 Densità aziende (Km2) 3,7 3,9 2,1 1,3 17,1 4,2 Attività connesse (%) 5,8 9,9 19,1 6,6 2,3 8,2 Costo del lavoro unitario (000€) 22,6 21,5 27,5 0,5 22,1 24,1 Integrazione verticale (%) 24,1 56,5 31,9 11,6 45,7 38,9 Return on sales (%) 10,0 47,2 20,8 11,5 20,5 22,1 Fatturato all'esportazione (%) 1,4 2,0 2,1 0,1 2,8 1,7 Aziende biologiche (%) 21,0 8,7 11,8 4,4 14,7 8,5 Aziende che innovano (%) 18,2 27,3 42,2 14,9 14,1 24,8 Addetti (media) 1,7 1,7 2,6 0,9 1,9 2,0 SAU (media) 29,3 18,9 49,3 20,9 13,1 23,4 UBA (media) 21,2 21,6 60,7 13,5 7,6 28,3 Fonte: Istat, Censimento dell’Agricoltura, Registro statistico delle imprese agricole e Registro statistico esteso delle aziende agricole (a) I cluster sono: 1) Già e non ancora: il Mezzogiorno a bassa redditività; 2) Il Centro-Nord innovativo, integrato e redditivo; 3) Il Nord multifunzionale e a elevata produttività; 4) Zone montane a bassa densità di aziende agricole;
  1. Mezzogiorno bio e performante.
  1. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 201 Il terzo cluster è costituito dal “Nord multifunzionale e a elevata produttività”, caratterizzato dalla presenza di aziende con una dimensione media più alta in termini di addetti impiegati e una mag- giore remunerazione del lavoro. Si tratta di aziende più innovative e multifunzionali, con una mag- giore diversifi cazione dell’attività aziendale e ricorso a tecniche intensive (grandi allevamenti). È la componente trainante dello sviluppo della produzione agricola, costituita dal 22,2 per cento dei comuni (con il 16,5 per cento di aziende) localizzati prevalentemente al Nord della Toscana, in Emi- lia-Romagna, nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen e in ampie zone del Nord-ovest. Si tratta di aziende sia con un forte radicamento territoriale, sia con un elevato processo di modernizza- zione testimoniato dalla presenza di unità multifunzionali (agriturismi, DOP e IGP) e di allevamento. Con il 9,4 per cento dei comuni, il quarto gruppo – “Zone montane a bassa densità di aziende agri- cole” – copre le Aree Interne prevalentemente dell’arco alpino dove ricadono le zone a più bassa produttività agricola. L ’ultimo raggruppamento – il “Mezzogiorno bio e performante” – rappresenta il 7,5 per cento dei comuni e circa il 19 per cento delle aziende. Insiste soprattutto nel Mezzogiorno, in aree con alta produttività. Queste aziende, inoltre, si localizzano in zone prevalentemente costie- re, con una forte presenza in Puglia, Calabria ionica settentrionale e tirrenica meridionale, nell’area vesuviana ad alta produttività, lungo la costa orientale della Sicilia e nel Sud della Sardegna. Le imprese di questo raggruppamento hanno anche il più alto grado di apertura internazionale, con una quota di fatturato all’export del 2,8 per cento rispetto all’1,7 per cento della media nazionale. Sul piano strettamente geografi co-territoriale (Figura 4.24), il primo cluster copre ampie e dif- fuse aree a bassa produttività. Il terzo cluster , che comprende le aziende più competitive, si colloca in corrispondenza delle enclave ad alta produttività e si localizza tra Milano e Torino. Tra il secondo e terzo cluster si trovano le aree ad alta produttività del Centro e altre due gran- Figura 4.24 Aziende agricole per comune e cluster territoriali. Anni 2020-2021 (a) $UHHGHOODSURGXWWLYLWj ,FLQTXH FOXVWHUGHOO¶DJULFROWXUUGHOO¶DJULFROWXUU D &OXVWHU &OXVWHU &OXVWHU $OWD %DVVD &OXVWHU &OXVWHU Fonte: Istat, Censimento dell’Agricoltura, Registro statistico delle imprese agricole e Registro statistico esteso delle aziende agricole (a) I cluster sono: 1) Già e non ancora: il Mezzogiorno a bassa redditività; 2) Il Centro-Nord innovativo, integrato e redditivo; 3) Il Nord multifunzionale e a elevata produttività; 4) Zone montane a bassa densità di aziende agricole;
  1. Mezzogiorno bio e performante.

Istat | Rapporto annuale 2024 202 di zone: una nel Nord della Toscana e l’altra nel Lazio al Nord-est di Roma e nell’agro-pontino (che insistono nei cluster 2 e 3). L ’area di alta produttività nel Nord-est si compone di diverse enclave che si localizzano nel secondo cluster (maggiore redditività) e nel quinto (bio e per - formante). La stima dei parametri della relazione tra le specificità geo-economiche e la pro - duttività agricola fornisce ulteriori elementi esplicativi delle diverse performance territoriali 34. LE ECCELLENZE AGRICOLE: I COMUNI AGRITURISTICI Quello delle aziende agrituristiche è un comparto molto dinamico del settore primario, che sempre di più rappresenta un modello di sviluppo rurale capace di coniugare la dimensione economica con la salvaguardia del territorio e la cura di usi, costumi e tradizioni locali. Nel 2004 gli agriturismi erano poco più di 14 mila, oggi sono quasi raddoppiati (26 mila circa) (cfr. Istat, 2024b). Il tasso di crescita medio annuo è del 3,8 per cento, omogeneo per tutte le ripartizioni geografiche del Paese. Nel 2022, i comuni con almeno un’azienda agrituristica sono 5.029 (64 per cento circa dei comuni italiani), mentre erano 3.352 nel 2004, con una crescita notevole in particolare nel Nord-ovest. Il forte radicamento e la notevole articolazione territoriale evidenziano un consolidamento del turismo rurale e la vocazione nazionale di questo tipo di ospitalità. A fini illustrativi, per offrire una prima descrizione della vocazione agrituristica dei territori è stato condotto un esercizio statistico, individuando in ciascuna regione il comune risultato primo nella classifica ottenuta dalla media geometrica di rango dei sei indicatori esaminati (Figura 1). Nel 2022, nei 20 comuni individuati, si localizza il 4,3 per cento delle aziende agrituristiche (negli stessi comuni le aziende agricole sono il 2,3 per cento). Rispetto al totale delle aziende agrituristiche presenti in ogni Regione, l’indice di dotazione strutturale registra valori più elevati nei comuni di Urbino (51,4 per cento), seguito da Roseto degli Abruzzi (31,7 per cento) e Matera (29,2 per cento). L ’incidenza delle aziende agrituristiche sul totale delle aziende agricole (specializzazione), sempre nei venti comuni, è pari al 5,3 per cento e varia tra l’ 11 per cento di Castelrotto (Bolzano/Bozen), il 5,4

34 A tale scopo è stato identificato un modello di regressione quantilica che stima l’impatto delle modalità di cia- scuna delle diverse ripartizioni e raggruppamenti territoriali al variare dei quantili della produttività. Le aziende più competitive del secondo cluster del Centro-Nord contribuiscono in modo più intenso alla performance positiva del settore agricolo con un andamento decrescente rispetto ai livelli finali di produttività del lavoro. Per il terzo cluster con aziende multifunzionali a elevata produttività, la relazione con la produttività è strettamente crescente. L’appartenenza al primo (bassa redditività) e quarto cluster fornisce un impatto negativo decre - scente al crescere dei livelli di produttività. Le aree Nord-est e le aree Polo contribuiscono in misura rilevante e crescente alla maggiore produttività, rispetto alle aree periferiche. Figura 1 Poli regionali dell’agriturismo per dimensione elementare (sinistra) e valore dell’indice sintetico (destra). Anno 2022 (composizioni e valori percentuali) 0 2 4 6 8 10 12 14 % 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 % Dotazione strutture Attrattività Specializzazione Copertura territoriale Popensione ospitalità Ricettività Fonte: Elaborazioni su dati Istat 4. L'Italia dei territori: sfi de e potenzialità 203 per cento di Imperia, e lo 0,6 per cento di Otranto (Puglia). Nei 20 Comuni Polo sono presenti 5,3 strutture ogni 100 km2, ma con elevata variabilità: da 124 aziende per 100 km2 di Castelrotto, a 80 di Monzambano (Lombardia) per scendere al 3,3 di Matera. In questi 20 comuni gli agrituristi rappresentano il 4,4 per cento del totale. Il livello di attrattività più elevato è quello di Matera (33,3 per cento), seguito a lunga distanza da Alghero (14 per cento), Otranto (9,4 per cento), Aosta (9 per cento), Roseto degli Abruzzi (9 per cento) e Corigliano-Rossano (8,7 per cento). In tutti questi Comuni Polo si localizzano 1.117 aziende agrituristiche (4,3 per cento del totale delle strutture) che hanno ospitato oltre 180 mila agrituristi (4,4 per cento del totale), con una media di 162 ospiti per azienda (a livello nazionale la media è 157) e sale a 418 nel caso di Matera. 35 Cfr. Istat, 2023g. 36 L’indice composito è costruito utilizzando come parametro di riferimento il valore Italia al 2018 posto uguale a 100. I comuni appartenenti all’area critica, individuata dagli ultimi due decili della distribuzione e coincidenti con i valori più alti dell’indice, sono classifi cati rispettivamente in condizioni di fragilità massima o molto alta. Per la defi nizione degli indicatori elementari selezionati e la metodologia utilizzata per la costruzione dell’indice si può consultare il Glossario e la relativa Nota metodologica (cfr. Istat, 2023g; Mazziotta e Pareto, 2020). 4.3.4 La fragilità dei territori L ’analisi del fenomeno complesso della fragilità dei territori è condotta attraverso un nuovo indice multidimensionale, denominato Indice di Fragilità Comunale (IFC)35, che misura l’esposizione dei territori comunali ai rischi di origine naturale e antropica, nonché alle condizioni di criticità con- nesse con le caratteristiche demo-sociali della popolazione e del sistema economico-produttivo. L ’indice è composto da dodici indicatori elementari, che descrivono le principali dimensioni territo- riali, ambientali, sociali ed economiche della fragilità comunale con riferimento a: fattori di rischio e di marginalità determinati dalle caratteristiche geomorfologiche e infrastrutturali; esposizione delle risorse ambientali e naturali alla pressione antropica; condizioni di debolezza del capitale umano che limitano la capacità di affrontare situazioni critiche e shock avversi; fattori di criticità derivanti dalla bassa densità del tessuto imprenditoriale e dai ridotti livelli di performance del sistema pro- duttivo. L ’analisi dell’indice, espresso in dieci classi defi nite sulla base dei decili della distribuzione comunale al 2018, consente di individuare i comuni maggiormente fragili e fornisce un quadro sull’evoluzione del fenomeno nel tempo, evidenziando le dinamiche territoriali più rilevanti36. Figura 4.25 Indice di Fragilità Comunale. Anni 2018 e 2021 Minima fragilità Mo lto bassa Me dio bassa Bassa eve Me dia Me dio alta ta Mo lto alta Ma ssima fragilità Fonte: Istat, Elaborazioni multi fonte Minima fragilità Mo lto bassa Me dio bassa Bassa Lieve Me dia Me dio alta Alta Mo lto alta Ma ssima fragilità